Momenti di terrore nel quartiere Paolo VI: due operatori sanitari del 118 tenuti in ostaggio per venti minuti da un 36enne armato. Fuggiti grazie a un pretesto, hanno poi chiesto aiuto. L’uomo si è recato autonomamente in ospedale
Un intervento di routine si è trasformato in un incubo per due operatori del 118 a Taranto, nel pomeriggio di venerdì 27 giugno. Allertati per un malore respiratorio nel quartiere Paolo VI, i soccorritori si sono ritrovati bloccati nell’abitazione del paziente, un uomo di 36 anni, che dopo una prima valutazione medica ha improvvisamente impugnato un coltello da cucina con lama lunga 25 centimetri, iniziando a minacciarli con violenza.
Per oltre venti minuti i due sanitari sono rimasti sotto costante pressione, cercando con freddezza di mantenere la calma e assecondare l’uomo, nel timore che un gesto impulsivo potesse sfociare in tragedia. In casa, insieme all’aggressore, erano presenti anche la moglie e il fratello, che però non sono riusciti a intervenire. Con un pretesto legato alla preparazione di un esame, i soccorritori sono infine riusciti a uscire dall’appartamento e a rifugiarsi all’interno dell’ambulanza, dove si sono chiusi a chiave e hanno lanciato l’allarme alla centrale operativa.
Nel frattempo, il 36enne si è recato da solo al pronto soccorso dell’ospedale Moscati, dove sono intervenute le forze dell’ordine per identificarlo e valutare le responsabilità penali del suo gesto. Sul caso indaga la Polizia di Stato.
L’aggressione ha suscitato profondo sgomento tra i colleghi e i dirigenti del servizio emergenza-urgenza. Il direttore del 118 Mario Balzanelli si è recato personalmente sul posto, mentre il commissario straordinario dell’Asl di Taranto, Gregorio Colacicco, ha espresso solidarietà ai sanitari e ha annunciato un incontro urgente con la task force aziendale per la prevenzione delle violenze sul personale: «Attaccare chi presta soccorso è un gesto vile e pericoloso. Serve una risposta culturale, oltre che istituzionale, per tutelare chi ogni giorno mette a rischio la propria sicurezza per il bene degli altri».
Il drammatico episodio è solo l’ultimo di una lunga serie di aggressioni al personale sanitario, una tendenza in preoccupante crescita che alimenta un senso di insicurezza tra gli operatori, soprattutto nei quartieri più difficili. L’urgenza di un piano di tutela efficace si fa sempre più stringente.








