Presso la Regione Puglia, a Bari, si è svolto l’evento “Educare allo star bene” per i diritti dei minori e dell’adolescenza. L’iniziativa ha unito studenti e istituzioni per affrontare il disagio minorile e presentare il vademecum “Segnali e Segnalazioni nella Scuola Inclusiva”
Si è svolto ieri, giovedì 27 novembre, presso l’agorà del Consiglio regionale della Puglia, a Bari, l’evento “Educare allo star bene”. Centro dell’incontro è stato il dibattito sul benessere dei minore e sulla tutela dei loro diritti. Un momento per sensibilizzare con la partecipazione di studenti, istituzioni e professionisti del settore.
Durante la mattinata sono stati accolti gli studenti di tre scuole medie della regione e, dopo una breve introduzione, si è tenuta la riunione con i Garanti regionali. Successivamente sono intervenuti Claudia Lerro, con un dialogo sul rispetto della persona; Raffaella Ronchi, con la sua performance musicale; il dott. Giuseppe Del Grosso con la proiezione del cortometraggio “Nun Dio del mare” e il dott. Michele Massimo Laforgia, con il suo l’intervento sull’educazione alla sessualità.
Nel pomeriggio è stato avviato il tavolo istituzionale, centro della discussione è stata l’educazione allo star bene. A moderare il dibattito il Garante Ludovico Abbaticchio. Durante l’incontro sono intervenuti: il dott. Giuseppe Musicco, il dott. Massimiliano Fiorentino, il dott. Marco De Bartolis e la dott.ssa Alessia Marconcini.
Il momento più importante della giornata, però, ha riguardato la presentazione del vademecum “Segnali e Segnalazioni nella Scuola Inclusiva”. A farsi portavoce dell’introduzione è stata la prof.ssa Maria Rosa Pennetta, docente e referente del Tavolo Tecnico sulla Segnalazione del Disagio Minorile.
Il Garante Abbaticchio ha sottolineato l’importanza del dedicare il pomeriggio agli adulti con queste parole: «La seconda parte serve a far comprendere l’importanza del lavoro di squadra per creare leggi nuove, più moderne e più europee. Ancora l’importanza della funzione degli enti locali e dei comuni che devono lavorare in squadra con le aziende sanitarie, con il volontariato e il terzo settore».








