Roberto Romeo e la compagnia “Scene” portano in scena un’opera intensa e suggestiva, diretta da Adele Dentice. Un viaggio pirandelliano tra realtà e illusione, in cui il teatro si fa specchio delle contraddizioni umane. Replica il 9 febbraio al Piccolo Teatro Eugenio D’Attoma di Bari
di CHRISTIAN MONTANARO – Roberto Romeo è un camaleonte e si muove sempre con agilità tra le strette maglie della tragedia e in quelle più larghe della commedia. Lo vedi, con la quella sua forte e ben scandita intonazione e quella barba fluente, che ti sembra un omaccione grande e grosso, ma poi ti accorgi sempre che lui fanciullino dentro lo è rimasto veramente e che quelle assi di legno di un pavimento teatrale che calca periodicamente sono quelle che più gli si confanno.
L’avevamo lasciato che interpretava Bach (a proposito, per gli interessati, ci sarà presto la replica di “Oh per Bach Oh”) e lo ritroviamo che interpreta Pirandello. Poco cambia per lui, che non è propriamente uno che si faccia molti problemi a calarsi nei panni altrui. Pirandello, già, che uomo. Lo conosciamo da tempo e difficilmente non piace a qualcuno. Anche di recente, prima Tony Servillo e poi Fabrizio Bentivoglio, ce l’hanno riproposto al cinema.
Siamo tutti un po’ pirandelliani in fondo e non potrebbe essere diversamente. Perché poche persone sono entrate così a fondo della natura intima di noi stessi come lui.
Ma cosa è quella buffoneria di cui tanto si parla in questo spettacolo così ben scritto e diretto dalla brava Adele Dentice? Ce lo dice Pirandello stesso. «Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi».
La “buffoneria” non è quindi solo il teatro, come ad un certo punto il serrato dialogo nell’opera tra l’attrice e il “misterioso spettatore” lascia intendere, ma “buffoneria” diventa la vita stessa, con le sue eterne contraddizioni in cui tutti ricadiamo, attori su un palco e attori nella esistenza di tutti i giorni.
Il teatro diventa allora santuario di un tempo senza tempo, che, rifuggendo luoghi comuni e avvicinandosi alla perfezione, funge da simulacro delle nostre stesse paure e del nostro stesso agire.
Ben coadiuvato da Angela Borromeo e Simona De Santis (le due attrici che si dividono il ruolo da protagoniste dell’opera), il protagonista perde le fattezze umane e si fa teatro stesso. Teatro di un qualcosa che vede se stesso e quasi non lo riconosce, fino a ripiegarsi intorno a se stesso.
Vi abbiamo confusi? È quel che speriamo. Per dipanare la matassa non vi resta che andare a vedere la replica di questo gradevole spettacolo domenica 09 febbraio al Piccolo Teatro Eugenio D’Attoma di Bari.








