Confindustria Lecce denuncia un’occasione persa per il territorio e parla di clima ostile all’impresa, mentre il consigliere M5S Cristian Casili rivendica il valore della macchia mediterranea salvata e accusa la Regione per il mancato confronto. In bilico il futuro degli investimenti strategici nel Salento
Lecce perde un investimento da 450 milioni di euro. È questa la conseguenza della decisione del Gruppo Porsche di rinunciare definitivamente al piano di ampliamento del Nardò Technical Center, una scelta che ha sollevato dure reazioni, in primis da parte di Confindustria Lecce, che parla senza mezzi termini di «un’altra opportunità mancata» per il Salento.
La decisione, comunicata dalla stessa azienda tedesca, sarebbe maturata all’interno di un contesto internazionale complesso e instabile per il settore automotive, ma per Confindustria Lecce a pesare sono state anche le incertezze locali, la mancanza di una visione condivisa e un clima che disincentiva l’impresa. «Un’occasione persa per l’intero territorio – ha dichiarato il presidente Valentino Nicolì – che avrebbe potuto beneficiare della presenza di un marchio di rilievo mondiale, capace di generare occupazione, innovazione e competitività. Non possiamo permetterci che altri investimenti seguano la stessa strada».
Il progetto, ormai sfumato, avrebbe potenziato il ruolo del NTC come centro di eccellenza per la sperimentazione tecnologica legata alla mobilità del futuro, prevedendo anche collaborazioni con università e aziende locali. Già nel 2023, Porsche aveva avviato a Lecce un’unità dedicata allo sviluppo software per veicoli intelligenti.
Il consigliere regionale del M5S Cristian Casili ha chiarito come non vi fosse alcun pregiudizio politico verso l’investimento, ma piuttosto la necessità di trovare soluzioni compatibili con la tutela ambientale. «Avevamo proposto di realizzare le opere nelle aree già urbanizzate all’interno dell’anello NTC, evitando l’abbattimento di 200 ettari di bosco secolare in zona SIC – ha spiegato Casili – ma le compensazioni previste si sono rivelate irrealistiche».
Il consigliere ha anche puntato il dito contro la Regione Puglia, accusandola di non aver promosso un confronto aperto e costruttivo con le realtà locali e le associazioni prima della firma dell’accordo di programma. «La vera occasione persa – ha detto – è stata quella di non saper raggiungere un punto di equilibrio tra interessi pubblici e privati. Tuttavia, possiamo dire di aver preservato un patrimonio naturale unico, di valore ecosistemico ed economico per le future generazioni».
Resta ora da capire quali saranno le conseguenze di questa rinuncia sul tessuto economico e produttivo salentino, già alle prese con fragilità infrastrutturali e difficoltà a intercettare capitali esterni. Confindustria Lecce ribadisce l’urgenza di un cambio di passo: «Senza un contesto favorevole, le imprese non investono. Dobbiamo creare le condizioni per rendere Lecce e la Puglia attrattive per progetti industriali di qualità. Sviluppo e sostenibilità possono e devono convivere».








