Brindisi: Omicidio Carvone, in aula, Giuseppe Ferrarese confessa

Il 27enne di Brindisi è imputato nel processo che lo vede accusato dell’omicidio di Giampiero Carvone, il ragazzo di 19 anni ammazzato il 10 settembre del 2019 davanti alla sua casa del Quartiere Perrino

«Sono stato io a sparare a Giampiero Carvone e a causare la sua morte lo spiegherò meglio nella prossima udienza quando sarò sentito dalla Corte d’Assise»: queste le dichiarazioni spontanee rilasciate in videoconferenza ieri mattina nell’aula di Corte d’Assise del tribunale di Brindisi da Giuseppe Ferrarese.

Il 27enne di Brindisi è imputato nel processo che lo vede accusato dell’omicidio di Giampiero Carvone, il ragazzo di 19 anni ammazzato il 10 settembre del 2019 davanti alla sua casa del Quartiere Perrino.

Ferrarese è difeso dagli avvocati Cosimo Lodeserto ed Emanuela De Francesco. In udienza era presenti anche gli avvocati Giuseppe Guastella, difensore di Orlando Carella, estraneo all’omicidio, accusato solo di minacce nei confronti della testimone chiave, e Marcello Tamburini, che assiste i genitori di Carvone, costituitisi parte civile.

A carico di Ferrarese ci sono le testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia. L’ultimo a esprimersi sulla vicenda è stato il 49enne Emanuele Guarini, che di recente, come emerso durante l’udienza dello scorso 26 settembre, ha reso delle dichiarazioni sull’omicidio, riferendo che il 27enne si sarebbe autoaccusato del delitto durante una conversazione in carcere.

Stamattina sono stati ascoltati anche due vicini di casa della famiglia Carvone. Uno ha dichiarato di aver sentito il trambusto che intorno alle 21.30 si è verificato all’interno dell’appartamento di Carvone, per una vicenda legata al furto di un’auto da parte di Giampiero, per la quale è stato intrapreso un altro procedimento giudiziario.

Il secondo ha riferito di aver ascoltato i colpi di arma da fuoco che qualche ora dopo sono stati esplosi contro il 19enne, di essersi affacciato e di aver visto la vittima mentre veniva soccorsa dal padre. Ascoltato anche un soggetto già noto alle forze dell’ordine che ha riferito dei fatti riguardanti il furto della macchina e di quel che ne è conseguito.

Carvone fu colpito alla testa da un proiettile partito da una pistola calibro 7,65. Il movente è stato individuato in un un furto d’auto e del successivo danneggiamento della stessa dovuto ad un sinistro stradale, furto perpetrato in danno di persone sbagliate.

Ma Carvone sarebbe morto fondamentalmente per avere fatto l’infame, avendo riferito ad un uomo di spessore, assai temuto, i nomi dei suoi complici nel furto, tra cui proprio Giuseppe Ferrarese.

Le rivelazioni di una giovane brindisina hanno avuto un ruolo determinante in un’inchiesta che inizialmente aveva preso altre direzioni. Si tratta appunto della testimone chiave che ha smentito l’alibi fornito da Ferrarese agli investigatori. Questi infatti riferì che la notte dell’omicidio si trovava presso l’abitazione della ragazza e da lì avrebbe sentito esplodere dei colpi di arma da fuoco. Ferrarese avrebbe quindi chiesto alla giovane di confermare tale racconto, nel caso in cui fosse stata ascoltata dalla polizia.

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