I dipendenti, assistiti dall’avvocato Giovanni Tagliente, contestano il provvedimento aziendale ritenendolo illegittimo e strumentale. Attivato un tavolo al Mimit, nuova riunione fissata per il 16 luglio
Dodici lavoratori Tiscali aderenti alla Fistel Cisl hanno impugnato stragiudizialmente e individualmente il provvedimento con cui l’azienda ha disposto il loro trasferimento dalla sede di Taranto a quella di Bari. I dipendenti, assistiti dall’avvocato Giovanni Tagliente, contestano la legittimità della decisione aziendale, ritenendola priva di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
La vicenda si inserisce nel quadro della riorganizzazione avviata da Tiscali dopo il piano con incentivo all’esodo che ha interessato la sede tarantina. Erano 140 i lavoratori impiegati presso la sede di Taranto. Dopo l’avvio del piano, 16 dipendenti non hanno aderito alla proposta aziendale. Per loro, con provvedimento del 22 aprile 2026, è stato disposto il trasferimento a Bari con decorrenza dal 13 maggio 2026.
Tra questi, 12 lavoratori iscritti alla Fistel Cisl hanno scelto di contestare formalmente il provvedimento, aprendo un nuovo fronte sindacale e legale sulla gestione del personale e sulle modalità adottate dall’azienda.
Chiesta la revoca dei trasferimenti
Nell’atto di impugnazione è stata richiesta a Tiscali la revoca dei trasferimenti entro sette giorni. In caso contrario, i lavoratori si riservano ogni ulteriore iniziativa a tutela dei propri diritti.
Al centro della contestazione vi è la presunta assenza di motivazioni adeguate a giustificare lo spostamento dalla sede ionica a quella barese. Secondo quanto sostenuto dai lavoratori, il trasferimento sarebbe illegittimo e strumentale, soprattutto alla luce del contesto in cui è maturato, successivamente al piano di esodo proposto dall’azienda.
La decisione viene letta come un passaggio particolarmente pesante per i dipendenti coinvolti, costretti a confrontarsi con un cambiamento logistico e familiare significativo, ma anche per il territorio tarantino, già segnato da numerose vertenze occupazionali.
Un nuovo fronte sindacale e legale
La vicenda Tiscali apre un ulteriore capitolo nel dibattito sul futuro del lavoro a Taranto. Il trasferimento dei dipendenti verso Bari viene considerato dai lavoratori e dai loro rappresentanti un impoverimento del tessuto occupazionale locale.
Il rischio denunciato è quello di una progressiva perdita di professionalità, posti di lavoro e presidio aziendale in un territorio che continua a subire gli effetti di scelte industriali e organizzative capaci di incidere profondamente sulla vita delle persone e delle famiglie.
In questo quadro, la mobilitazione dei 12 lavoratori aderenti alla Fistel Cisl non riguarda soltanto la singola posizione individuale, ma assume un valore più ampio: difendere la permanenza del lavoro qualificato a Taranto e chiedere trasparenza sulle prospettive del sito.
Il tavolo al Mimit e il ruolo di Canarbino
Nel frattempo, prosegue l’attività negoziale. È stato infatti attivato un tavolo ministeriale al Mimit, con una nuova riunione calendarizzata per il 16 luglio alle ore 11.
In quella sede sono attese risposte da parte di Tiscali e della società acquirente Canarbino, chiamate a chiarire le prospettive della vertenza e le ricadute occupazionali del piano di riorganizzazione.
Durante la stessa riunione dovrebbe essere presentato anche il piano industriale della società, documento ritenuto fondamentale per comprendere il futuro dei lavoratori, delle sedi coinvolte e delle attività aziendali.
Taranto chiede risposte sul futuro occupazionale
La vertenza Tiscali si aggiunge alle tante situazioni di incertezza che attraversano il territorio ionico. Il tema non riguarda soltanto il trasferimento di 12 dipendenti, ma il rapporto tra grandi aziende, lavoro, responsabilità sociale e tenuta produttiva dei territori.
Per Taranto, ogni ridimensionamento occupazionale rappresenta un segnale preoccupante, soprattutto quando coinvolge professionalità già formate e lavoratori che hanno contribuito negli anni allo sviluppo delle attività aziendali.
Ora l’attenzione si sposta sul tavolo ministeriale del 16 luglio. Sarà quella la sede in cui verificare se esistano margini per una soluzione capace di tutelare i lavoratori, evitare ulteriori tensioni e garantire chiarezza sul futuro della sede tarantina.
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