Due vite spezzate e sacrificate da intollerabile violenza, convinzioni omofobe e becera inclinazione al patriarcato non più giustificabili
di PAMELA PANCOSTA – «Meglio un figlio morto che gay». Così l’ha ucciso, insieme alla moglie che quel figlio adorava e sosteneva. Era suo figlio e l’ha ucciso. Era sua moglie e l’ha uccisa. In nome di quale malata convinzione si può imbracciare un fucile e colpire a sangue
freddo la propria creatura e sua madre?
Nel mese della marcia dell’orgoglio LGBTI+, nel mese di un giugno qualunque, di un anno qualsiasi. L’omosessualità fa ancora paura solo a chi non è capace di superare i propri limiti. Vengono perdonati figli delinquenti, omicidi addirittura, ma non quelli che amano chi
appartiene allo stesso genere di nascita. Che nefandezza, che orrore.
«Ho preso il fucile e ho sparato. Ho fatto quel che andava fatto. Mi sono liberato». Si “difende” così l’uomo dopo la lunga premeditazione dell’azione violenta sulla base di
ipotetici e tutti da verificare comportamenti assillanti da parte delle vittime, animati a
suo dire da questioni finanziarie.
Tre settimane di studio e ragionamenti per trovare il giusto mezzo per eliminare letteralmente Mirko e Kety, e quel disagio insopportabile. Ma questo è un tipo di odio che non si manifesta in modo così repentino, non del tutto almeno. Ha le radici profonde di una cultura che non è cultura, ma convinzione ignorante di un patriarcato così ben piantato nelle menti che non ammette revoche, cambiamenti, aperture.
Ventiquattro anni e una passione per la musica, il desiderio di cambiare un corpo al quale sentiva di non appartenere e il coraggio di non nascondere pensieri e libera espressione di sé stesso. Imperdonabile.
Una mamma che sostiene il figlio, balla con lui nei video divertenti pubblicati sui social, lo accompagna nelle scelte della sua vita, infonde calore appoggiando le mani sulle sue. Intollerabile.
E allora via, fuori, cancellati da questa vita perché elementi di disturbo di una mente
legata a dogmi inadatti ad un presente in continua evoluzione. Patriarcato puro, sì, è urgente dare il nome corretto alle cose e possibilmente ripeterlo perché nelle orecchie tappate di chi non vuole ascoltare si apra, prima o poi, un varco, affinché il suono cominci a risultare fastidioso e si possa agire per cancellarlo una volta per tutte. Il patriarcato, non le persone.
Un ragazzo che chiede di essere amato nella sua interezza merita risposte positive, non un genitore che medita il massacro suo e della madre che tenta in tutti i modi di rendere più libero un percorso tanto impervio e doloroso.
Le manifestazioni del Pride, all’inizio, sembravano troppo rumorose anche a me, lo dico onestamente, perché evidentemente non avevo compreso l’importanza e il senso di tanto colore, tanta musica, tanta esuberanza. Ora sono convinta, oltre ogni misura che sia necessario, obbligatorio oserei dire fare baccano, rompere i timpani.
Bisogna agitarsi e sbandierare arcobaleni ovunque e in qualsiasi momento. Quei sette colori
primari ci raccontano quanto ognuno di loro sia fondamentale, ma anche che mescolati più e più volte possono dare vita a sfumature bellissime e altrettanto indispensabili.
La natura è questa, non staticità, ma trasformismo ed evoluzione continui, un moto perpetuo di bellezza da accogliere, moltiplicare e diffondere. Che senso ha il “contro
natura”, chi ha deciso che tutto debba rimanere fermo a ciò che è apparso agli occhi in
un dato momento? Come è possibile un progresso senza cambiamento? Non può esistere.
Tutto è metamorfosi, la vita stessa è mutamento.
E questa continua violenza nei confronti delle donne non fa altro che confermare quanto sia impellente la necessità trasformazione del pensiero, partendo dalle parole, dagli appellativi, dal “Signora Presidente”.
Non si può più aspettare, bisogna spezzare con forza queste catene costruite con la paura di ciò che non si conosce. Nel frattempo andrò a rovistare nel mio armadio, negli scatoloni ancora colmi del trasloco, per cercare quanto di più brioso e luminoso possa trovare da indossare a giugno, luglio, agosto e tutti i mesi di questi anni ancora troppo bui.
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