Le Guardie Zoofile di Stop Animal Crimes Italia lanciano un appello alla cittadinanza dopo l’archiviazione del caso da parte del GIP: nonostante i video dell’episodio, non si è riusciti a identificare i responsabili. «Un gesto crudele e spudorato che non può restare impunito: chi sa, parli»
Un gesto crudele, commesso con disinvoltura davanti agli occhi innocenti di un bambino. Una cuccia per gatti fatta esplodere la sera del 31 dicembre, in via Appia a Brindisi, è finita al centro di un’indagine per danneggiamento, getto pericoloso di cose e tentata uccisione di animali, poi archiviata dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Brindisi, su richiesta della Procura.
Nonostante l’acquisizione delle immagini di videosorveglianza, che mostravano in maniera evidente il gesto vandalico e i soggetti coinvolti, non è stato possibile procedere all’identificazione certa dei responsabili. Una circostanza che ha portato la Procura a non sostenere l’accusa in giudizio, determinando la chiusura delle indagini.
L’episodio è stato denunciato dalle Guardie Zoofile del Nucleo Stop Animal Crimes Italia, che avevano prontamente avviato le attività di accertamento raccogliendo le prove video. Ora, dopo l’archiviazione, gli stessi operatori lanciano un appello pubblico alla cittadinanza: «Chiunque sia in grado di fornire elementi utili all’individuazione del responsabile, si faccia avanti. Un atto così vile e pericoloso non può restare senza conseguenze».
Secondo quanto riferito, l’esplosione della cuccia – utilizzata come rifugio per gatti randagi – è avvenuta in un contesto urbano molto frequentato, dinanzi a un minore, immortalato nelle riprese. Un’aggravante che rende l’episodio ancora più inquietante, per la sua valenza educativa distorta e per l’assoluta mancanza di empatia nei confronti degli animali.
Il gesto si inserisce in un contesto più ampio di criticità sul fronte della tutela animale nel territorio brindisino. «In questa città – denunciano le Guardie Zoofile – la situazione dei gatti vaganti è estremamente problematica: da un lato sfruttati da strutture abusive tollerate dalle istituzioni, dall’altro privi di un sistema di soccorso adeguato e spesso vittime di abbandoni, maltrattamenti e violenze. Alcune di queste, persino sistematiche, come nel caso del noto persecutore seriale di gatti attivo negli scorsi anni».
«Non possiamo rassegnarci – concludono – a considerare questo episodio come uno dei tanti. La crudeltà verso gli animali è un indice sociale da non sottovalutare, e va contrastata con determinazione, anche nei casi in cui non si arrivi immediatamente all’individuazione dei colpevoli. Per questo chiediamo a chiunque abbia visto o sentito qualcosa, di contattarci. Il silenzio è complice».
Chiunque abbia informazioni può scrivere direttamente al nucleo Stop Animal Crimes Italia o contattare le autorità competenti. L’obiettivo è ottenere nuovi elementi per riaprire il fascicolo e portare i responsabili davanti alla giustizia.








