L’allarme è stato lanciato: in assenza di un numero massiccio di assunzioni, l’erogazione dei servizi pubblici e il Pnrr nel Meridione sono a rischio
Occorre un piano pluriennale di assunzioni per circa 1 milione unità per tamponare i fabbisogni di personale necessari per garantire i servizi ai cittadini e l’attuazione di progetti finanziati dal Pnrr. Sul tema, abbiamo raccolto il commento del professor Forges Davanzati, professore di Economia Politica all’Università del Salento e componente del Cambridge Center for Economic and Public Policy, autore di numerosi testi e pubblicazioni.
«La mancanza di personale nelle pubbliche amministrazione è un problema reale che potenzialmente potrebbe compromettere l’attuazione del Pnrr. L’argomento è stato anche oggetto di confronto col ministro per il Sud, Raffaele Fitto, nel corso del congresso organizzato da Ance su «Pnrr per il Sud che sarà».
Perché il Pnrr si possa realizzare, infatti, è indispensabile un’immediata e forte azione di sostegno, attraverso nuove assunzioni di personale STABILE E NON PRECARIO e non tramite supporti tecnici esterni, verso i comuni. Si segnalano quelli più in difficoltà come Napoli, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Catania, Messina e Trapani e occorre controllare attentamente anche possibili difficoltà a Bari, Palermo e Salerno.
Comuni che, in base ad uno studio commissionato dalla Fondazione CON IL SUD al Prof. Gianfranco Viesti che esamina le dinamiche d’insieme delle amministrazioni comunali italiane negli ultimi 15 anni, riprendendo in particolare alcune analisi della Banca d’Italia, hanno visto una riduzione del personale del 27% al 2020.
Gli effetti li possiamo vedere proprio sul Pnrr. Le amministrazioni centrali hanno avuto difficoltà ad organizzare questa enorme materia di intervento. Le varie misure presentate o ammesse al finanziamento, sono state valutate attraverso un’analisi svolta di volta in volta in modalità diversa. Ma ancora più forti sono state le difficoltà delle amministrazioni locali. In primis i Comuni, le società di trasporto, le ASL, che nei 12 mesi passati hanno dovuto presentare tantissimi progetti per il Pnrr; ora bisogna capire se saranno capaci di attuarli. Le continue preoccupazioni su eventuali ritardi sono quindi strettamente legate a questa circostanza.
Un provvedimento è stato già pubblicato dall’attività di studio di un gruppo di economisti e sociologi di varie Università: un piano straordinario per l’assunzione di giovani laureati o diplomati nella Pubblica Amministrazione, orientativamente per circa un milione di posti, in aggiunta allo stock occupazionale attuale.
Il gruppo suggerisce di avvalersi di un contributo di solidarietà̀ pagato sulla base della ricchezza finanziaria. I motivi che supportano questa opinione sono i seguenti:
a) La ricchezza finanziaria degli italiani è molto alta, oltre 4.400 miliardi. Questo vuol dire che il piano potrebbe essere finanziato con un’aliquota media dell’ordine del 5 per mille. Sarebbe però preferibile un contributo con aliquote progressive e con una quota esente, dato che tale ricchezza è anche molto concentrata. Un’aliquota marginale massima inferiore all’1% è compatibile con una quota esente intorno ai 100.000 euro. La stima degli effetti moltiplicativi suggerisce che il contributo potrebbe essere cancellato entro pochi anni, molto probabilmente da tre a cinque;
b) I costi di esazione sarebbero praticamente nulli per l’amministrazione, ed esattamente nulli per i contribuenti (la cifra di 4.400 miliardi si riferisce infatti alla ricchezza ufficialmente censita, con esclusione di quella “in nero”). Questo costo zero è il motivo per cui è preferibile – in questo caso – tassare la sola ricchezza finanziaria;
Nell’attuale situazione di difficoltà essa è particolarmente opportuna, nel senso che offre ulteriori vantaggi:
a) Espansione della domanda. Come abbiamo visto, la manovra è finanziabile senza trasferimenti da altri redditi, e quindi con un effetto moltiplicativo pressoché totale. Data la situazione di crisi della domanda, gli effetti inflazionistici saranno molto bassi.
b) Miglioramento significativo dell’occupazione giovanile, e conseguente riduzione dell’emigrazione.
c) Creazione di una base solida per il rilancio dell’Università e dell’istruzione professionale elevata.
d) Aumento immediato del PIL (dell’ordine dell’1,5-2%), e conseguente riduzione del rapporto debito/PIL, indipendentemente dai successivi effetti moltiplicativi, che andrebbero ad aggiungersi in un secondo momento a tale aumento.»








