Processo “Grande Carro”: la Capitanata aspetta la Cassazione

Il 12 febbraio la Cassazione decide sul processo “Grande Carro” contro la Società Foggiana. Storia, testimonianze e attesa di una Capitanata che vuole dire basta alla mafia.

di BARBARA RINALDI – Il 12 febbraio è una data importante per la Capitanata. Quel giorno la Corte di Cassazione deciderà sul processo “Grande Carro”, uno dei procedimenti più rilevanti contro la Società Foggiana, la mafia che per anni ha imposto paura e silenzio a un territorio già fragile.

A finire sotto la lente della Suprema Corte saranno le condanne inflitte nei precedenti gradi di giudizio agli imputati del clan Moretti–Pellegrino–Lanza, considerato dagli investigatori tra i gruppi più violenti e imprevedibili del Paese. Tra loro c’è Franco Delli Carri, detto “U’ Malat”, figura di spicco nell’organizzazione.

Un contesto che affonda le radici negli anni ’80

Per capire il peso di questo processo bisogna guardare indietro nel tempo. La Società Foggiana nasce negli anni ’80 come costola della Camorra, ma presto diventa autonoma e feroce. Non ha un codice d’onore né una gerarchia fissa: è una mafia “liquida”, capace di riorganizzarsi ogni volta che qualcuno cade in mano alla giustizia.

Negli anni ’90 e 2000, Foggia vive una lunga scia di attentati, estorsioni e omicidi. Bombe davanti ai negozi, auto incendiate, richieste di pizzo “a Natale e a Pasqua”: tutto diventa normale per chi prova a vivere e lavorare in città. Molti commercianti scelgono il silenzio. “Qui non si denuncia, qui si sopravvive“, diceva un imprenditore locale qualche anno fa.

Il cuore del processo: estorsioni, armi e controllo del territorio

L’inchiesta Grande Carro nasce da un’indagine della DDA di Bari, che ha ricostruito un sistema di intimidazioni ai danni di imprenditori e commercianti.

Le accuse principali:

  • associazione mafiosa (416-bis)
  • estorsioni sistematiche
  • detenzione di armi
  • minacce e violenze
  • controllo del territorio attraverso attentati e pressioni

In primo grado le condanne sono state pesanti; in appello alcune sono state ridotte, ma l’impianto accusatorio resta solido.

Le testimonianze dalla Capitanata: “Pagavo per non vedere la mia bottega saltare in aria

Chi ha deciso di denunciare racconta anni di paura.

Un commerciante del centro, che ha rotto il silenzio solo dopo molto tempo, ha detto:
Pagavo perché avevo paura. Non per me, ma per i miei figli. Qui una bomba te la mettono davvero“.

Un altro imprenditore, dalla periferia, ha spiegato:
Venivano a chiedere soldi come se fosse normale. E se non pagavi, trovavi la serranda bruciata“.

Queste voci mostrano chiaramente un territorio sotto pressione, dove la criminalità non chiedeva solo soldi, ma rispetto, obbedienza e silenzio.

La Cassazione: un passaggio decisivo

Il 12 febbraio la Cassazione non giudicherà i fatti, ma controllerà se le sentenze precedenti siano state corrette. L’esito sarà comunque molto importante:

  • se le condanne saranno confermate, il processo diventerà un punto fermo nella lotta contro la mafia foggiana;
  • se saranno annullate o ridotte, si aprirà un nuovo capitolo giudiziario con rinvii e nuove valutazioni.

Le associazioni antiracket parlano di “momento simbolico per la città”. Per molti imprenditori, sarà anche la conferma del loro coraggio.

Un territorio che vuole rialzarsi

Negli ultimi anni Foggia ha visto più Stato: più indagini, più processi, più forze dell’ordine. La ferita resta però aperta.

Un giovane commerciante, figlio di chi ha denunciato, ha detto:
Non vogliamo essere ricordati come la città delle bombe. Vogliamo essere la città che ha trovato la forza di dire basta.

Il verdetto non cambierà tutto da solo, ma sarà un segnale importante. Un punto di svolta possibile, un messaggio per chi ha paura e per chi ancora oggi vive sotto ricatto.

La Capitanata aspetta e spera

Il processo Grande Carro non è solo un fascicolo giudiziario. È una pagina di storia recente della Capitanata. Il 12 febbraio non sarà una data qualunque. Sarà il giorno in cui un territorio intero ascolterà la voce della giustizia, sperando che sia abbastanza forte da spezzare un silenzio durato troppo a lungo.

Informarsi è il primo passo.
Scopri di più su inpuglia24.hz.robertoantonacci.com. –

Per approfondire notizie, contesto e aggiornamenti, visita inpuglia24.hz.robertoantonacci.com
L’informazione parte dal territorio.

  • bonuspertutti

Ultime Notizie

NOTIZIE CORRELATE