«Alla figuraccia di una settimana fa è seguita la lite sui nomi da designare, e oggi il gran finale: non sono stati in grado di approvare la delibera», dichiara Pagliaro
Il Consiglio regionale pugliese è stato sospeso e rinviato di un’ora per il venir meno del numero legale dopo la mancata approvazione del Documento di economia e finanza regionale, segnale di fibrillazioni nel centrosinistra.
I consiglieri del M5S Marco Galante (capogruppo), Cristian Casili e Grazia Di Bari a riguardo: «Far mancare il numero legale sul voto per la delibera con cui si chiede alla Corte Costituzionale d’indire il referendum abrogativo sull’autonomia differenziata è una mancanza di rispetto nei confronti dei pugliesi. Non si può scherzare su un tema così importante per il Paese.
Oggi come la settimana scorsa siamo rimasti in consiglio perché siamo convinti che questa legge vada abrogata, perché così come è fatta contribuirà soltanto ad aumentare il divario tra Nord e Sud, con i più deboli che pagheranno il prezzo più alto per una riforma a dir poco scellerata.
Purtroppo dall’altra parte dell’aula hanno prevalso altre motivazioni, e chi a parole è sempre stato contro l’autonomia ha pensato più a se stesso che ai cittadini, facendo mancare il numero legale. Noi continueremo a raccogliere le firme per il referendum con gazebo in tutte le province, come già stiamo facendo, perché sappiamo quanto sia importante dire no allo Spacca Italia. Auspichiamo alla ripresa dei lavori che la situazione non sia più la stessa.»
«Avevamo tutte le buone intenzioni di chiudere la serie dei Consigli di luglio portando a casa provvedimenti importanti ma qualcuno ha deciso che i lavori avrebbero dovuto avere un altro esito – commenta il consigliere di ‘Con’, Alessandro Leoci – Peccato perché abbiamo perso un’altra occasione importante per dare ai nostri cittadini risposte che ci chiedono da tempo e ribadire ancora una volta il nostro no alla divisione del Paese voluta dal governo di centrodestra. Peccato anche per i giovani che erano in platea e che attendono risposte per lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi regionali. C’è da augurarsi che la pausa estiva porti consiglio a qualcuno ed alla ripresa si ingrani una marcia diversa.»
Il consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani, ha commentato così: «Sul pallottoliere di Emiliano, i conti non tornano. Un’altra seduta del Consiglio regionale sprecata, andata in fumo per mancanza del numero legale, e non per colpa dell’opposizione. Abbiamo assistito all’ennesima sceneggiata di una maggioranza alle corde, sempre più sfilacciata, divisa perfino su provvedimenti bandiera come l’autonomia differenziata e il documento di economia e finanza. Un fuoco incrociato di veti e puntigli, col risultato di tenere in stallo il Consiglio.
Alla figuraccia di una settimana fa – con la delibera monca sul referendum contro l’autonomia differenziata a cui mancava l’indicazione dei delegati da inviare a Roma per il deposito dei quesiti referendari – è seguita la lite sui nomi da designare, e oggi il gran finale: non sono stati in grado di approvare la delibera. Uno spettacolo avvilente. Ancora una volta siamo costretti ad assistere ad una farsa di questa maggioranza sbrindellata e pasticciona, che non trova la quadra su niente.
Da parte nostra, insistiamo sulla inutilità di un referendum figlio della propaganda politica e di una crociata ideologica che rinnega la verità storica dei fatti, perché è stata proprio la sinistra ad innescare il processo di autonomia differenziata delle Regioni nel 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione rimasta incompleta da 23 anni. Prima la sinistra ha voluto l’autonomia, poi l’ha rinnegata quando questa legge se l’è intestata la Lega. Sud contro Nord, poveri contro ricchi: tutto si riduce a slogan.
Questa battaglia è solo faziosa e strumentale: la sinistra di Emiliano afferma che la riforma spaccherebbe in due l’Italia, quando di fatto lo è già, e potrebbe essere ricucita proprio grazie all’autonomia differenziata concessa alle Regioni, se si mettessero in equilibrio i livelli essenziali delle prestazioni. Che vuol dire uguali diritti per tutti i cittadini italiani, da Sud a Nord.
Se parliamo di Sud contro Nord, da meridionalista, sono il primo a dire che il Sud ha perso anziché guadagnare dall’Unità d’Italia. Il Meridione è stato conquistato e non liberato, è stato penalizzato, e da sempre mi batto per liberare il Sud dalla zavorra dell’arretratezza e delle sperequazioni. Ma la riforma del titolo V, monca e iniqua, voluta dalla sinistra 23 anni fa, va completata. La riforma dell’autonomia differenziata è necessaria, e bisogna discuterne nel merito, non rifiutandola a prescindere, solo per fare opposizione al Governo.»








