IN PUNTA DI PENNA – L’editoriale di Alessandro Nardelli, direttore di In Puglia 24 – Ascolti in calo, comicità debole e una conduzione che non incide: il Festival prova a resistere, ma fatica a trovare ritmo e anima
Carlo Conti, uomo che cade. Non per una gaffe, non per uno scivolone clamoroso. Ma perché questa seconda serata conferma una sensazione: il Festival non decolla. E quando non decolla alla seconda, il rischio è che resti a terra.
Sulla Pausini che dire? Neanche la seconda serata è riuscita a rianimarla.
Bene Achille Lauro, che, pur bravo e capace di emozionare, non poteva e non doveva reggere tutto sulle sue spalle. Ha fatto il suo, ma non basta un artista a salvare una serata.
Pilar Fogliati? Senza sale, senza pepe. Una minestra senza dado. Presenza educata, ma poco incisiva.
Bocciato Lillo. Non mi ha fatto ridere. Si è sforzato, si è impegnato, ma la verve comica necessaria a un palco come l’Ariston è un’altra cosa. Se questo è ciò che abbiamo da offrire, per ora, siamo messi molto, molto male.
Lo possiamo annoverare tra i Sanremo flop? Per ora sì. E i dati, al netto delle dichiarazioni rassicuranti di Conti, raccontano questo.
La prima serata ha raggiunto 9 milioni 600mila telespettatori, pari al 58% di share in Total Audience. L’anno scorso erano 12 milioni 630mila, con il 65,3% di share. All’appello mancano tre milioni di spettatori.
Peggio anche rispetto alle ultime due edizioni di Amadeus:
– Sanremo 2024: 10,5 milioni e 65,5%
– Sanremo 2023: 10,7 milioni e 63,2%
Dovrebbe trattarsi del quarto peggior risultato dal 1987. Peggio solo 2008, 2021, 2003 e 2006.
Come direbbe Gigi Marzullo: «Si faccia una domanda e si dia una risposta».
Come detto ieri quindi, un Sanremuccio sciapo, che ieri, ha visto al centro le mamme. Toccante il ricordo di Gianluca Gazzoli, che ha ricordato la mamma appena scomparsa. Intenso Achille Lauro, che ha cantato per le mamme che hanno perso i figli a Crans Montana.
In questo quadro grigio, promuovo, anche e senza esitazioni, gli spezzini del coro Anffas. Una storia di inclusione e riscatto che ha emozionato nella semplicità. Occhi pieni di gioia, presenza autentica. Finora, gli unici ad avere davvero qualcosa da dire.
La cosa che mi ha provocato rabbia? Celebrare oltre la mezzanotte due figure enormi come Fausto Leali, 81 anni, che ha mostrato a tutti come si sta su un palco, e l’omaggio a Ornella Vanoni, con la nipote che ha cantato quasi all’una di notte. Momenti così meritano la luce piena, non l’orario marginale.
Tutto da buttare quindi? Ni tendente al sì. Perché finora è un Sanremo noioso. Il buon Max Pezzali, dalla nave, ha provato a rianimarlo con una discreta operazione nostalgia, cosa giusta, soprattutto nel periodo del ritorno di note pubblicità anni ’90. La nostalgia Pezzaliana, funzionerebbe pure, ma dentro un Festival più ricco di contenuti, non nel vuoto.
Sui cantanti, non me ne vogliate: finora Tommaso Paradiso e J-Ax i peggiori per me. La vera sorpresa potrebbe essere Ditonellapiaga. Non ci avrei scommesso, ma potrebbe vincere o arrivare seconda, battuta solo dal duo Fedez e Masini, in continuità con un Sanremuccio brutto, brutto.
E allora sì, Carlo Conti uomo che cade, perché questo Festival, finora, non vola.
E a Sanremo, se non voli, cadi.








