Dalla parte della Streusa, pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta – Il nuovo trend social conferma la nostra incapacità di accettare il tempo che passa
di PAMELA PANCOSTA – L’universo dei video tendenza ha consegnato alla rete un nuovo prodotto, un misto improbabile di pose da copertina più o meno ricercate, scattate da fotografi di fama e catturatori seriali di immagini da macchinette usa e getta o nella migliore delle ipotesi da cellulare. Su TikTok è un susseguirsi convulso di video che racchiudono il viaggio a ritroso nella vita di attori e attrici, cantanti amatissimi dell’ultimo decennio del ‘900. “Com’eri negli anni Novanta?” è il titolo dell’ultimo trend amatissimo (ma anche odiatissimo) da vip e gente qualunque che promette di suscitare al primo sguardo un moto di tenerezza e nostalgia, ma che nasconde tanto per cambiare, un considerevole dispiacere per il tempo ormai perduto.
Trucchi pesantissimi con tanto di sopracciglia barbaramente assottigliate, ombretti cerulei spalmati indistintamente su ogni tipo di carnagione, tonnellate di correttore di almeno due tonalità in meno rispetto al fondotinta e ancora micro top, stivaloni, mollettoni tra i capelli e canotte rigorosamente bianche lasciate libere alla vista da camicie oversize mai abbottonate dei giovanotti dai capelli impomatati, con i piedi piantati in sneakers o scarponcini enormi e poi tutte le variazioni di stile grunge e hip-hop coloratissimi, per i più temerari della moda giovane. Un disastro su tutta la linea.
Eppure sono le immagini degli anni più rimpianti, nonostante il retaggio della decade precedente che ha segnato la vita di tutti sotto molti punti di vista.
Vere icone del cinema come Sharon Stone, Isabella Rossellini, Jared Leto, persino i Backstreet Boys si sono lasciati travolgere dal nuovo fenomeno perfettamente instagrammabile, riportando sui display di mezzo mondo la magnificenza della loro gioventù. E noi che siamo così apertamente esterofili, non potevamo che accogliere a braccia aperte il tormentone video, farlo nostro con tutto un seguito di esclamazioni incredule e risatine perfide a sostegno di un neanche troppo velato body shaming indotto, ma solo verso gli altri.
Trovo sia carino riportare alla luce quella fase della nostra adolescenza inquieta, anche rispolverando film, serie tv e musica, correnti culturali del momento, potrebbe rivelarsi un interessante studio e approfondimento antropologico.
Nel 1998 è andata in onda la prima puntata di Sex and the city, ad esempio, una vera innovazione del piccolo schermo che dava spazio alla nuova libertà sessuale delle ragazze, raccontando di storie di letto da una notte cercate e vissute senza pudore come dell’uso, finalmente normalizzato, di giocattoli erotici, della capacità o incapacità di mantenere un rapporto di coppia duraturo, etero o omosessuale che fosse. A dirla tutta quella volgare allusione alla superficialità femminile che spende l’importo di un intero affitto mensile per un paio di Manolo Blahnik è rimasta il perno della narrazione, seppur qualche tentativo di corrosione degli stereotipi maschilisti si sia visto e abbia in qualche modo smosso le coscienze.
Mi pare deludente e controproducente questa ossessione nel mostrare quanto speciali siamo stati prima che le zampe di gallina cominciassero la loro impietosa avanzata agli angoli degli occhi, la sindrome di Peter Pan cronica che incatena nella convinzione che bello sia sinonimo solo di giovane. Gli anni passano, è necessario accettarlo, il gioco della vita è proprio questo.
Eravamo fighissimə, ma possiamo ancora esserlo, in modo più consapevole e maturo, con il maestoso bagaglio di esperienza che ha segnato il nostro cammino, a volte in modo fantastico, a volte più sofferto, ma sempre straordinariamente intenso. Sorridere e non recriminare, pensando a quanto magnifica sarà la foto che scatteremo domani.
Per carità, continuiamo pure a giocare con i vecchi ritratti, non c’è niente di male in questo, ma lasciamo spazio a ciò che siamo diventati subito dopo il click, che l’attimo fuggente passi e cementifichi la meraviglia delle nostre esistenze.








