Colpito da fucilate mentre rientrava a casa, il 35enne non è in pericolo di vita. L’episodio riaccende l’attenzione sulla criminalità nel Gargano
Un agguato a colpi di arma da fuoco ha scosso Vieste nella serata del 19 marzo, riportando alta l’attenzione sul tema della sicurezza nel Gargano. A essere ferito è stato Danilo Notarangelo, 35 anni, parente del defunto boss Angelo “Cintaridd” Notarangelo, ucciso nel 2015 in un agguato mafioso.
L’uomo, raggiunto da diversi colpi, è stato soccorso e trasferito d’urgenza in ospedale. Le sue condizioni, secondo quanto emerso, non sarebbero gravi: è vigile e non in pericolo di vita.
L’agguato nel centro cittadino
Secondo le prime ricostruzioni, l’agguato sarebbe avvenuto in pieno centro, non lontano dalla caserma dei Carabinieri. Il 35enne si trovava nei pressi di un supermercato quando sarebbe stato colpito da almeno tre colpi, esplosi da ignoti con i volti coperti.
I proiettili lo hanno raggiunto a un braccio e di striscio all’addome. Nonostante le ferite, l’uomo è riuscito a trovare riparo all’interno del supermercato, dove in quel momento erano presenti clienti e passanti.
L’azione si sarebbe consumata in un orario di forte affluenza, aumentando il livello di allarme tra i cittadini.
I soccorsi e il trasferimento a Foggia
Dopo i primi interventi sanitari presso il punto di primo intervento locale, Notarangelo è stato trasferito in elisoccorso al policlinico di Foggia, dove è attualmente ricoverato. Le sue condizioni sono considerate stabili.
L’agguato sarebbe stato messo a segno da almeno due persone, fuggite subito dopo aver esploso i colpi.
Indagini della Dda e precedenti
Sull’episodio indagano i Carabinieri, mentre il coordinamento delle indagini è stato affidato alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, anche in considerazione del contesto familiare della vittima.
Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e analizzando ogni elemento utile per ricostruire la dinamica e individuare i responsabili. Diverse persone sono state ascoltate già nelle ore successive all’agguato.
Non si tratta del primo episodio che coinvolge il 35enne. Già nel 2022, infatti, era rimasto ferito in un altro attacco armato lungo la strada tra Vieste e Mattinata.
Un territorio ancora fragile
L’episodio riaccende i riflettori su un territorio che, nonostante le numerose operazioni antimafia degli ultimi anni, continua a mostrare segnali di fragilità.
La dinamica dell’agguato e il profilo della vittima riportano alla memoria le logiche delle faide e dei regolamenti di conti che hanno segnato in passato il Gargano.
L’agguato di Vieste rappresenta un nuovo campanello d’allarme per il territorio. Mentre le indagini sono in corso per chiarire responsabilità e movente, resta alta l’attenzione delle forze dell’ordine su un’area che continua a essere osservata speciale sul fronte della sicurezza.
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