Caporalato e decreto Flussi, a Foggia l’inchiesta “Il prezzo della legalità” scuote le coscienze

Presentato il lavoro vincitore della PRM Academy: lavoratori immigrati indebitati e senza lavoro, tra sistema opaco, sfruttamento e connivenze diffuse

Un sistema che promette lavoro ma spesso produce sfruttamento, debiti e irregolarità. È il quadro che emerge dall’inchiesta “Il prezzo della legalità”, presentata a Foggia e realizzata da Bianca Turati, Daman Singh e Iman Zaoin, vincitrice della terza edizione della PRM Academy.

L’indagine accende i riflettori sul funzionamento del decreto Flussi, ricostruendo un meccanismo complesso e spesso opaco che riguarda il reclutamento dei braccianti agricoli, oggi in larga parte rappresentati da manodopera immigrata.

Il sistema: debiti, promesse e lavoro che non arriva

Al centro dell’inchiesta ci sono le storie di lavoratori come Ahmad, Hassan e Ziad, partiti con la speranza di trovare un impiego regolare in Italia e ritrovatisi invece in una condizione di estrema vulnerabilità.

«Ci siamo concentrati sulla comunità indiana reclutata con il decreto flussi. Persone che arrivano a costo di enormi sacrifici economici e poi non trovano il datore di lavoro che ha presentato la domanda», ha spiegato Bianca Turati.

Molti lavoratori, infatti, si indebitano nei Paesi d’origine per sostenere le spese legate alla pratica. Tuttavia, una volta arrivati, si trovano senza riferimenti concreti.

«La legge prevede otto giorni per rintracciare il datore, ma quasi nessuno lo sa. Così restano soli, senza lavoro e senza tutele».

I dati confermano la criticità del sistema: nella provincia di Ragusa, su 3602 quote autorizzate, sono stati generati appena 700 contratti di lavoro, evidenziando un forte squilibrio tra domanda e offerta.

Caporalato e rete di connivenze

L’inchiesta evidenzia anche l’esistenza di una rete articolata di complicità, che coinvolgerebbe diversi soggetti lungo la filiera.

«Ad ogni passaggio c’è un costo da pagare», emerge dal lavoro investigativo, che documenta richieste economiche anche molto elevate per ottenere lavoro o permessi.

Particolarmente significativo il ruolo delle aziende agricole, considerate un nodo centrale del sistema. In alcuni casi, ai lavoratori verrebbero richieste somme fino a 8mila euro per accedere a un impiego e regolarizzare la propria posizione.

Il fenomeno assume dimensioni rilevanti anche sotto il profilo economico. Secondo le stime riportate, il sistema legato alle pratiche del decreto Flussi genererebbe un giro d’affari tra 208mila e 370mila euro solo in una provincia, mentre a livello nazionale si supererebbero i 2 miliardi di euro.

«Il decreto incentiva il caporalato», ha affermato il magistrato Bruno Giordano, già direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Durante la tavola rotonda, il ricercatore Fabio De Blasis ha evidenziato un altro dato allarmante.

«Il 79% dei lavoratori entrati con il decreto flussi è irregolare in Sicilia, con percentuali ancora più alte in altre regioni».

A confermare la gravità del fenomeno anche Magdalena Jarczak della CGIL Foggia.

«Oggi l’immigrazione frutta alla criminalità più della droga».

Il caso della provincia di Foggia, in particolare nell’area di Borgo Mezzanone, viene indicato come emblematico di un sistema definito “poroso”, in cui i lavoratori restano intrappolati in condizioni di forte dipendenza.

«Lavoratori costretti a indebitarsi per finire in una condizione di totale schiavitù», ha aggiunto Erminia Rizzi, esperta di diritti umani.

Dunque, l’inchiesta rilancia il tema della legalità e della necessità di interventi strutturali per contrastare un fenomeno che intreccia immigrazione, lavoro e criminalità.

«Riflettere su questi temi è fondamentale per stimolare forme di reazione e fornire ai giovani strumenti per indagare il presente», ha concluso Francesca De Rosa, vicepresidente della Consulta della legalità di Foggia.

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