Si complica la strategia per il futuro professionale di Michele Emiliano dopo il secondo rifiuto del Consiglio Superiore della Magistratura. Respinta all’unanimità la richiesta del presidente Antonio Decaro di collocare l’ex presidente fuori ruolo per un incarico di consulenza speciale sul dossier Ilva
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha respinto per la seconda volta la richiesta del governatore della Puglia, Antonio Decaro, di collocare fuori ruolo il suo predecessore Michele Emiliano per un incarico di consulenza speciale dedicato al complesso dossier Ilva.
Il verdetto unanime di Palazzo Bachelet chiude di fatto la porta alla strategia studiata per evitare il rientro in magistratura di Emiliano. Il diniego della Terza Commissione poggia su un pilastro normativo insuperabile. Per autorizzare il collocamento fuori ruolo di un magistrato, deve sussistere un interesse concreto dell’amministrazione giudiziaria in termini di arricchimento professionale del dipendente.
Nel caso di Emiliano questo requisito è considerato nullo per ragioni anagrafiche e di carriera. A luglio il governatore compirà 67 anni, maturando i requisiti per la pensione, e se ottenesse l’incarico in Regione non tornerebbe mai più a indossare la toga prima del ritiro definitivo. Di conseguenza, la magistratura non trarrebbe alcun beneficio futuro dalla sua esperienza come consulente regionale.
Antonio Decaro aveva provato a smussare i rilievi tecnici del CSM modificando la richiesta iniziale. La durata dell’incarico era stata ridotta da tre anni a uno e il riferimento al titolo di consigliere giuridico era stato eliminato a favore di un ruolo più tecnico, proprio perché la legge Severino esclude espressamente l’aspettativa per i consiglieri giuridici.
Inoltre, la Regione Puglia si sarebbe fatta carico dell’intero onere economico e contributivo, prevedendo uno stipendio di circa 155.000 euro lordi annui. Nonostante questi accorgimenti e la specificazione che la spesa non avrebbe gravato sulla magistratura, il CSM è rimasto fermo.
Le uniche vie d’uscita rimaste per evitare che Emiliano torni a vestire la toga sono estremamente poche. La prima riguarda le dimissioni volontarie dalla magistratura, che però comporterebbero la perdita di una fetta consistente dell’assegno pensionistico maturato. La seconda opzione è la nomina a un incarico politico puro, come un assessorato comunale a Bari, che risulterebbe compatibile con l’aspettativa elettorale senza richiedere il via libera tecnico del CSM. Si tratta, tuttavia, di una soluzione che Antonio Decaro ha finora cercato di scongiurare per non alterare i delicati equilibri politici della sua giunta.
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