Le due vergini: quando anche il teatro locale sa essere al tempo stesso impegnato e piacevole

Parliamo de “Le due vergini”, opera sublime del bravissimo Giovanni Gentile (scrittore e regista dell’ opera), con Ernesto Marletta e Barbara Grilli, mattatori sensazionali di un thriller che tiene davvero incollati gli spettatori al sipario sino all’ ultimo

di CHRISTIAN MONTANARO- E poi dicono che le realtà territoriali non esistono più.
Ci sono, ci sono ma bisogna impegnarsi anche ad andarle a cercare.
A Bari per esempio c’è una associazione, “La Factory di Arte in volo” della propositiva Valeria, che, tra i numerosi progetti che pone in essere, porta anche in scena periodicamente spettacoli di qualità e a costi contenuti.

Può capitare così di imbattersi in opere di teatro impegnato ma scorrevole (lo specifichiamo perché a volte sembra che le opere teatrali locali debbano essere tutte per forza in dialetto, ma non lo ha prescritto il medico), come quella andata in scena ieri, domenica 12 gennaio 2025.

Parliamo de “Le due vergini”, opera sublime del bravissimo Giovanni Gentile (scrittore e regista dell’ opera), con Ernesto Marletta e Barbara Grilli, mattatori sensazionali di un thriller che tiene davvero incollati gli spettatori al sipario sino all’ ultimo.
Se questo testo, d’altronde, è già stato premiato nel 2015 per la miglior drammaturgia italiana un motivo ci sarà.

Merito di una sapiente sceneggiatura e dei dialoghi serrati tra i protagonisti che hanno creato un mix di tensione scenica e di costante curiosità per gli sviluppi narrativi della trama.

Alla fine è quasi difficile distinguere chi sia l’avvocato e chi l’imputata per omicidio.
Ognuno dei due protagonisti interroga l’altro, quasi a voler interrogare se stesso e a trovare condanna e assoluzione nei propri occhi e in quelli altrui.

Due vite apparentemente distanti ma che si intersecano magicamente in un afflato emotivo che taglia in due il cosiddetto distacco professionale e porta l’uomo, più che il professionista, a convergere verso la donna, più che la detenuta.

Barbara Grilli vola come una libellula, con ali delicate, su un terreno minato e fangoso come quello di un luogo di detenzione e il suo avvocato, ben interpretato dal bravo Ernesto Marletta, affonda gradualmente con lei, rivelandosi inerme alla sua coscienza che cerca di fare risorgere attraverso quell’ incontro quasi fortuito.

Due vite e due misteri che si fondono in uno solo e forse in nessuno, nell’ azzeramento di ciò che si è stati e nel tentativo di riproduzione di ciò che si vorrebbe diventare.
Il Collettivo Teatro Prisma ha realizzato una opera di grande impatto emotivo che non possiamo che consigliarvi di andare a gustare nelle prossime rappresentazioni.

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