Il Popolo della Famiglia contro Emiliano: «Scelta miope e ingiusta rompere i rapporti con Israele»

Il coordinatore regionale condanna la decisione del presidente della Regione Puglia: «Non si costruisce la pace censurando il dolore delle vittime. La politica resti fedele ai valori fondanti della nostra civiltà»

Il Popolo della Famiglia prende posizione contro la decisione del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di interrompere i rapporti istituzionali con lo Stato di Israele. Una scelta che il coordinatore regionale del movimento definisce senza mezzi termini «politicamente miope, moralmente inaccettabile e profondamente ingiusta» nei confronti delle vittime civili dell’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, compiuto da Hamas.

«Come cristiani, come italiani, come esseri umani, non possiamo tacere di fronte a una simile presa di posizione – afferma il Popolo della Famiglia in un comunicato ufficiale –. Il nostro partito si fonda sulla sacralità della vita di ogni essere umano, senza distinzioni etniche, religiose o geopolitiche. Difendere il popolo palestinese non può e non deve significare cancellare la verità storica o minimizzare la brutalità di un attentato che ha visto bambini uccisi, donne bruciate vive, famiglie massacrate nei propri letti».

Pur dichiarando la piena disponibilità a condannare ogni eventuale abuso che sarà accertato a carico dell’esercito israeliano dalle ispezioni internazionali, il movimento sottolinea l’importanza di una narrazione equa e non ideologica del conflitto. «Non si costruisce la pace censurando il dolore altrui», si legge nella nota.

L’appello del Popolo della Famiglia è rivolto a tutti i rappresentanti istituzionali italiani: «Restate fedeli a quei valori fondanti della nostra civiltà. La politica che perde il senso del giusto, perde anche il senso dell’uomo, e scade a mero esercizio del potere».

Nel ribadire il proprio impegno per la giustizia, la verità e la dignità umana, il movimento invita a non confondere la solidarietà verso i civili palestinesi con un’inaccettabile demonizzazione dello Stato di Israele.

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