Xylella fastidiosa. Una minaccia infausta per la Puglia ed in particolare per la “Piana degli Ulivi Monumentali”

Dalla “Piana degli Ulivi Monumentali” al nord della regione, il batterio continua a minacciare patrimonio agricolo, paesaggio e biodiversità: monitoraggi, limiti delle misure adottate e prospettive tra ricerca, varietà resistenti e sostegno ai piccoli coltivatori

del Generale CC. Dott. Enzo Greco, già Direttore Ufficio analisi e valutazione strategica della Presidenza del Consiglio dei Ministri – La Xylella fastidiosa subsp. pauca (ceppo ST53), identificata per la prima volta in Europa nel 2013 in Puglia, rappresenta una preoccupante minaccia per l’olivicoltura pugliese, in particolare per la Piana degli Ulivi Monumentali, un’area tra le province di Brindisi e Bari con oltre 250.000 ulivi, molti dei quali centenari o millenari. Questo batterio, trasmesso da insetti vettori come la Philaenus spumarius (sputacchina), provoca il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo (CoDiRO o OQDS), causando il deperimento rapido delle piante, con impatti devastanti su agricoltura, paesaggio, turismo e patrimonio culturale.

Di seguito, un’analisi dettagliata delle valutazioni, delle inadeguatezze delle contromisure intraprese e delle prospettive future, basata su dati aggiornati e fonti scientifiche.

L’epidemia, partita dal Salento intorno al 2008 (probabilmente introdotta tramite piante di caffè dal Costa Rica), ha contagiato circa il 40% del territorio pugliese (8.000 km²) e oltre 21 milioni di ulivi, con una perdita stimata del 30% della produzione nazionale di olio nella stagione 2022/2023 (da 329 a 208 milioni di kg).

I danni economici per la Puglia sono stimati in 1,6 miliardi di euro fino al 2020, con proiezioni che arrivano a 5,2 miliardi in Italia nei prossimi 50 anni se la diffusione non sarà fermata.

La perdita di ulivi secolari e millenari, patrimonio culturale e ambientale, ha alterato il paesaggio della Piana degli Ulivi Monumentali, con una riduzione del 34% dei servizi ecosistemici (produzione alimentare, regolazione dell’erosione del suolo, patrimonio culturale) e del 28% della biodiversità (diversità genetica e habitat di alto valore conservativo).

Tra le varietà colpite, le cultivar locali come Ogliarola salentina e Cellina di Nardò sono risultate particolarmente sensibili, mentre altre varietà come Leccino e FS-17 (Favolosa) mostrano maggiore tolleranza.

Nel Basso Salento, l’epidemia sembra attenuarsi, con nuovi disseccamenti meno frequenti e sintomi più blandi, soprattutto su olivi di 60-70 anni della varietà Cellina di Nardò, dove si osserva una parziale ripresa vegetativa.

Al contrario, nella Piana degli Ulivi Monumentali ma anche in collina (province di Brindisi, Bari e Taranto), si registrano nuovi focolai preoccupanti, con il batterio che si sposta verso nord (es. Alberobello, Triggiano, Castellana Grotte).

Dati recenti (2020-2023) mostrano un’incidenza del batterio sorprendentemente bassa nelle zone monitorate: solo lo 0,06-0,70% delle piante campionate (sane o sintomatiche) risulta positivo a Xylella, con un minimo dello 0,23% nel 2021-2022.

Questo suggerisce che i sintomi di disseccamento non siano sempre attribuibili al batterio.

Per quanto concerne altri fattori di deperimento, studi recenti (2022) hanno evidenziato il ruolo dei funghi del legno, come il Neofusicoccum, che contribuiscono ad alterare gli ulivi, suggerendo che la Xylella non sia l’unica causa della sindrome CoDiRO.

L’abbandono dei terreni agricoli e la mancanza di pratiche agronomiche adeguate (es. potature, gestione del suolo) hanno favorito la diffusione del batterio e il degrado degli oliveti.

Il monitoraggio, condotto dalla Regione Puglia dal 2013 al 2023, ha analizzato oltre 1 milione di campioni, ma la correlazione tra sintomi di disseccamento e presenza di Xylella è diminuita drasticamente (dal 69,56% nel 2014-2015 al 3,21% nel 2021-2022).

Ciò solleva dubbi sulla necessità di alcune misure drastiche.

Critiche sono state mosse alla mancanza di trasparenza nelle decisioni di abbattimento, spesso prese senza prove concrete della presenza del batterio nelle piante designate.

La strategia iniziale di abbattimento degli ulivi infetti (e delle piante sane nel raggio di 50 metri) è stata criticata per la sua eccessiva aggressività, soprattutto nella Piana degli Ulivi Monumentali.

Dal 2021, il numero di alberi abbattuti ha superato di oltre il 1000% quelli positivi al batterio, con impatti significativi su ulivi secolari e monumentali.

Tuttavia, la rimozione di ulivi sani è stata messa in discussione, poiché studi recenti indicano che queste piante non contribuiscono significativamente alla diffusione del batterio.

Gli abbattimenti “volontari” richiesti dagli olivicoltori (circa 3,5 milioni di piante al 2021, con proiezioni fino a 6 milioni) superano di gran lunga quelli obbligatori (circa 1.500 ulivi l’anno), evidenziando una gestione frammentata e non sempre basata su dati scientifici.

La lotta alla sputacchina (Philaenus spumarius) si concentra su trattamenti insetticidi (es. con caolino in agricoltura biologica) e pratiche agronomiche come arature e trinciature, soprattutto ad aprile, quando l’insetto è nello stadio giovanile.

Eppure, l’efficacia di queste misure è limitata dalla capacità della sputacchina di spostarsi fino a 400 metri a piedi o di essere trasportata per chilometri su veicoli.

La mancanza di prodotti fitosanitari autorizzati per alcune colture (es. mandorlo e vite) in aree delimitate riduce l’efficacia degli interventi.

Il Piano Straordinario per la Rigenerazione Olivicola della Puglia (300 milioni di euro) non ha ancora erogato fondi significativi per i reimpianti, con nessun euro liquidato agli agricoltori per espianti e reimpianti, nonostante 8.133 domande singole e 26 collettive per oltre 222 milioni di euro.

I contributi per la sostituzione degli ulivi con specie non ospiti (25 milioni di euro) e per la ricerca (20 milioni di euro) sono stati stanziati, ma l’implementazione è lenta e non ha ancora prodotto risultati tangibili.

Va osservato che è emersa una resistenza culturale e scientifica laddove, inizialmente, la mancanza di strutture di quarantena in Italia ha limitato gli studi sperimentali sul batterio a cui va aggiunta la resistenza di alcune comunità locali e la diffidenza verso le misure fitosanitarie che hanno rallentato gli interventi e alimentato teorie non scientifiche sulla gestione dell’epidemia.

Per quanto riguarda la ricerca e la sperimentazione, è opportuno chiarire che tolleranza di cultivar come Leccino, FS-17 (Favolosa), Lecciana e Leccio del Corno è stata confermata dall’EFSA.

Tuttavia, gli innesti con queste varietà non sono ancora validati scientificamente come soluzione definitiva.

Inoltre, un nanobattericida a base di argento (Argirium SUNc), testata tra Carovigno e Ostuni, mostra risultati promettenti in laboratorio contro Xylella e altri patogeni, con sperimentazioni in corso sugli ulivi.

Il Dentamet (a base di rame, zinco e acido citrico) si è dimostrato efficace dal 2018 nel ridurre la carica batterica, ma la sua applicazione su larga scala è limitata da normative e scetticismo.

Le tecnologie avanzate, come l’analisi delle immagini, stanno migliorando il monitoraggio precoce dei focolai.

Il Piano d’Azione 2023-2025 della Regione Puglia si concentra su una eradicazione “chirurgica” nelle zone di contenimento (es. Valle d’Itria), abbattendo solo gli alberi infetti e non più quelli sani nel raggio di 50 metri, in linea con il Regolamento UE 2020/1201.

La sensibilizzazione degli agricoltori e la formazione sulle buone pratiche agronomiche (arature, potature equilibrate, gestione del suolo) sono considerate fondamentali per ridurre la popolazione del vettore e migliorare la salute degli ulivi.

Considerata l’impossibilità di eradicare la Xylella nel Salento, l’approccio si sta spostando verso la convivenza, con un focus su varietà resistenti e tecniche di gestione sostenibile.

Tuttavia, gli esperti avvertono che il rallentamento dell’epidemia potrebbe essere dovuto alla “desertificazione” delle aree infette, con il batterio che si sposta verso nuove colture (es. vigneti, mandorleti).

La salvaguardia degli ulivi monumentali richiede un approccio multifocale, combinando monitoraggio fitosanitario, ricerca scientifica e cooperazione tra stakeholder.

La revisione delle strategie di abbattimento è urgente per preservare il patrimonio culturale e ambientale.

La recente scoperta di un ceppo di Xylella che colpisce vigneti, mandorleti e ceraseti (ma non ulivi) in Puglia evidenzia la necessità di misure di contenimento immediate per altre colture.

In conclusione, la Xylella fastidiosa sta trasformando il paesaggio pugliese, con futuri effetti devastanti sulla Piana degli Ulivi Monumentali.

Sebbene il monitoraggio abbia fornito dati preziosi, le contromisure adottate finora (abbattimenti, controllo del vettore, ritardi nei finanziamenti) si sono rivelate spesso inadeguate o controverse, con critiche per la mancanza di trasparenza e l’impatto ambientale.

Le prospettive future dipendono da un approccio integrato: investire in varietà resistenti, promuovere soluzioni innovative come nanobattericidi e biofertilizzanti, e rafforzare le pratiche agronomiche sostenibili, senza trascurare il sostegno concreto anche ai piccoli coltivatori in particolare nei Comuni dell’Alto Salento, che spesso non sono in grado di provvedere, con le loro risorse economiche, ad effettuare le pratiche agricole necessarie al contenimento dell’epidemia.

La collaborazione tra comunità scientifica, agricoltori, istituzioni ed amministratori locali lungimiranti e, in questo particolare momento, più attenti al territorio, sarà cruciale per mitigare l’impatto di Xylella e preservare il paesaggio, il territorio e il patrimonio olivicolo pugliese.

Tuttavia, senza interventi rapidi e basati su evidenze scientifiche, il rischio di ulteriori perdite economiche, ambientali e culturali rimane elevato.

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