IN PUNTA DI PENNA – L’editoriale di Alessandro Nardelli, direttore di In Puglia 24 – Sal Da Vinci trionfa a Sanremo 2026, tra merito e sorpresa. Si chiude un Festival ordinario e con ascolti in calo. Ora lo scettro passa a Stefano De Martino
«E si accenderà la musica, il più grande giorno ti regalerò». Alla fine, la musica si è accesa davvero. E ha acceso il nome di Sal Da Vinci con “Per sempre si“.
Meritava di vincere? Non lo so.
Ha vinto la canzone migliore? Penso di no.
Potrà rappresentarci appieno all’Eurovision Song Contest? Penso di no.
Ma ha vinto. E il giudizio è insindacabile.
Sono felice della sua vittoria? Tantissimo, avendo contributo alla stessa come giurato. Perché quella di Sal Da Vinci è la vittoria della gavetta, del percorso lungo, delle serate nei teatri, della costruzione lenta e ostinata di un pubblico fedele. È una vittoria popolare, non costruita a tavolino.
Personalmente avrei scommesso sul duo Fedez – Masini: chimica evidente, equilibrio raro, una proposta forte. Ma a Sanremo come scritto giorni fa, vale spesso la regola non scritta: si entra Papi in conclave e si esce cardinali semplici. E così è stato.
La vera sorpresa? Sayf. A un soffio dalla vittoria. A un passo da un colpo di scena alla Mahmood 2019. Ha dimostrato che il pubblico è pronto a scelte meno scontate di quanto si pensi.
Ditonellapiaga, invece, merita il terzo posto. Una canzone che farà cantare.
Ho amato anche Arisa nella serata delle cover con “Quello che le donne non dicono”. Interpretazione piena, intensa, da Festival vero.
Si chiude, allora un Sanremuccio da cui mi aspettavo di più.
Un Festival ordinario. Senza fronzoli, senza squilli, senza ospiti d’impatto, escludendo, forse, Alicia Keys e Ramazzotti.
Carlo Conti ha portato la sufficienza a casa. Compitino eseguito alla lettera. Pulito, ordinato, rassicurante. Ma senza quella scintilla che rende memorabile un’edizione.
Laura Pausini? Decisamente più brava come cantante che come presentatrice. Ma l’impegno va riconosciuto.
Sulla comicità, poco da salvare. La sorpresa positiva è stata Ubaldo Pantani. La certezza, come sempre, Nino Frassica. Alessandro Siani, nonostante gli sforzi, non mi ha fatto ridere.
Si chiude così un Festival che non ha fatto danni, ma non ha nemmeno lasciato un segno profondo.
Sul fronte degli ascolti, infatti, il Festival chiude con un dato che va letto senza tifoserie: 68,8% di share e poco più di 11 milioni di spettatori per la finale. Percentuale alta, segno che Sanremo resta centrale nella serata televisiva italiana. Ma il confronto con lo scorso anno racconta un calo netto nel numero assoluto di spettatori.
Quindi, il Festival tiene, ma non allarga. E per chi guiderà la prossima edizione la sfida sarà proprio questa — non difendere la quota, ma riconquistare pubblico.
A proposito, ora tocca a Stefano De Martino, nel doppio ruolo di direttore artistico e conduttore, investito direttamente da Carlo Conti.
Comunque andrà, lo scettro passa a un giovane. Ed è un bene.
Sulla sua competenza musicale aspetterei a criticare. Perché le rivoluzioni non si giudicano prima di iniziare.
Sanremo cambia volto.
E noi, come sempre, saremo qui. In punta di penna.








