Dalla parte della Streusa, pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta di Pamela Pancosta – L’opinione pubblica ci vuole solo vittime, mai protagoniste delle scelte personali. Dalla solidarietà per una presunta violenza alla violenza verbale e social
di PAMELA PANCOSTA – Ho preso tempo, ritenuto opportuno attendere l’evoluzione di una trama confusa e dolorosa, prima di lasciare per iscritto pensieri e parole su un fatto di cronaca recente, nel mio piccolo spazio editoriale.
La vicenda è quella di Tatiana Tramacere, per 11 giorni nascosta (per sua volontà ha affermato) in un vero e proprio tugurio lontano da parenti, amici, affini e che ha lasciato con il fiato sospeso tutta Italia.
Non intendo analizzare le motivazioni del gesto, quali elucubrazioni mentali l’abbiano portata a recidere ogni contatto con la famiglia che ha temuto il peggio per tutto il tempo, così all’improvviso.
Sono rimasta stupita tanto dal livello di apprensione comune per le sorti di questa creatura, che si supponeva in grave pericolo, quanto dal repentino cambio di sentimenti alla conferma della fuga volontaria.
Dal terrore della violenza all’espressione più becera della violenza stessa. Insulti, offese, fino alle minacce di morte.
La gioia per il ritrovamento in vita e in salute, ha lasciato spazio all’odio profondo con tanto di meme postati a profusione sui social. Tutto ciò che non doveva essere é stato, infine.
Forse avrebbe potuto gestire la sua ricerca di solitudine in altro modo, solo per evitare la paura provata dai genitori, ma in fondo chi sono io, chi siamo noialtri per giudicare? Come possiamo decidere ciò che è giusto e cosa é sbagliato nelle gesta di una persona della quale non conoscevamo l’esistenza fino al giorno prima?
Puntuale come non mai il solito stuolo di puntatori d’indice sulle emozioni, storie altrui ha saputo dare il meglio (anzi, il peggio) di sé.
Atrocemente delusi, offesi, stizziti, per molti Tatiana poteva solo essere stata uccisa. Punto.
Tutto quel fervore, l’indignazione e la rabbia all’ipotesi di un nuovo femminicidio, dunque, paiono esplosi al solo fine di ripulire le coscienze, spalmare le anime con l’unguento della misericordia, con la sola urgenza di elevarsi a persone moralmente superiori. É bastato un attimo perché balzasse agli occhi e senza alcun filtro la vera natura degli ipocriti e perbenisti del sabato sera.
Esagerata leggerezza nell’esprimere un’opinione, non richiesta per giunta. Il silenzio era d’obbligo, un bel viaggio verso il buen retiro dei giudizi scialacquati senza ritegno, questo e basta. Non lapidazioni virtuali e commenti lamentosi sulla fiducia tradita mista a risentimento, come molti hanno tenuto a sottolineare poveri, meschini odiatori seriali!
Tatiana ha rischiato, ha avuto molto coraggio oppure troppa paura e optato per la via più facile, secondo la sua logica, per gestire i tormenti. Non ho necessità o alcuna intenzione di indagare oltre, ritengo siano solo affari suoi. Almeno ha avuto il buon senso di porgere le sue scuse a tutti attraverso un video postato solo pochi giorni fa, ammettendo le proprie responsabilità. Senza piagnistei o (chiari) intenti di manipolazione dell’opinione pubblica. Non martire, sia chiaro, ma nemmeno sacerdotessa del male.
L’onta rimarrà ancora per qualche tempo attaccato al ricordo di questa avventura, come per uno stupido gossip da giornaletto, un fatto da raccontare in piazza o seduti fuori dall’uscio di casa, nella prossima torrida estate in quel di Nardò. Ma solo fino al prossimo obiettivo da colpire e spudoratamente affondare, scrollando qua e là.
Il tempo forse lenirà l’angoscia della poetessa e le darà modo di trovare la forza di affrontare demoni e inquietudini, ma i malvagi rimarranno tali, a meno di intraprendere un lungo e improbabile percorso di redenzione. Non ripongo eccessiva fiducia nel genere umano, può essere l’abbia già detto in altre occasioni.
Mi piace pensare che ora Tatiana sia impegnata nella sola elaborazione della strategia giusta per il suo recupero emotivo e nutro la speranza possa riconquistare presto serenità e pace e la stessa caparbietà dimostrate in quei giorni, per fuggire la ferocia del mondo.








