Dalla memoria collettiva al progetto di rigenerazione: il piano dell’architetto Cosimo Montinaro per recuperare le stazioni ferroviarie del Salento, restituendo funzione, identità e futuro a luoghi simbolo oggi segnati da degrado e abbandono
di FRANCESCO GRECO – Anni ’30, stazione di Alessano: Tata Tosu (Cosimo Cera), con la carrozza, portava e poi andava a riprendere i passeggeri.
Nell’intervallo, passava da casa a prendere la moglie e andava nei campi a coltivare l’uliveto.
Frammenti di un passato in b/n, che riaffiorano dalla memoria popolare.
E oggi, III Millennio?
La più degradata, oltre alla stazione di Alessano da dove è partito il nostro viaggio, è il sito di Nardò Centrale, che ci ha fatto veramente impressione: immersa nei rifiuti, pessimo biglietto da visita per i turisti da e per Gallipoli.
A Maglie abbiamo fatto una figuraccia con due turisti argentini (Mendoza), marito e moglie provenienti da Otranto e diretti a Bari (erano già stati a Londra, Parigi e Roma).
Il bagno pubblico era serrato da un grosso lucchetto.
Poi è sopraggiunta un’anziana signora, incontinente: pudicamente, con una smorfia amara, si è appartata dietro i cespugli.
Cartoline dall’anno domini 2026.
Il degrado è esteso a quasi tutte le stazioni, luoghi morti come le anime di Gogol, non più vissuti, pulsanti di vita come fino a pochi anni fa e per tutto il secolo scorso.
Vandalizzate: porte e finestre murate, fontanelle asportate (vedi Alessano), erbacce. L’unico segno della modernità sono i totem delle biglietterie automatiche.
In alcune stazioni funzionano, in altre sono rotte, in altre ancora assenti. Alcune accettano monete, altre solo banconote.
Alla seconda generazione, e siamo sul finire del Ventennio fascista, a Tata Tosu (mancato nel 1934), dopo qualche anno in cui il servizio era stato espletato da altra persona, succedette Pantaleo Montinaro, nativo di Calimera, che era appena tornato dalla campagna d’Africa (1938-1940), era stato Guardia Regia a Napoli (maltrattato dal regime) e aveva sposato Luigia detta “Igia” di Alessano (figlia di TataTosu), dalla quale ebbe i figli Antonietta, Pietro, Lucia, Teresa e Mimi’.
Degrado che si traduce anche in lavoro perduto. In un Salento che vive il dramma del deserto demografico, da cui appena possono scappano tutti .
A Tricase c’era un bar, ricevitoria, edicola, biglietteria: chiuso.
A Zollino, altro bar, vendevano anche la sceblasti: closed.
Maglie: bar punto di riferimento della Generazione Z: abbandonato.
Immaginiamo lo smarrimento del forestiero giunto sin qua: aspre contrade, scogliere ripide e taglienti, sabbie dorate, fantasmi di folletti e briganti, ritmo ossessivo del tamburello della pizzica, tarantate che si dimenano a terra, ai confini del mondo sospeso fra l’Europa dei Lumi (offuscati) e la sensualità mediterranea, per poi…
Benvenuti nel mondo surreale, metafisico delle Ferrovie del Sud-Est.
Da luoghi di vita e socialità, ad agorà oniriche scosse dal vento umido di sale, abitate da ricordi di partenze e arrivi, abbracci e addii, sorrisi e lacrime, attese di studenti mandati a migliorarsi con immensi sacrifici delle famiglie contadine.
Oggi squallidi monumenti all’abbandono, alla desolazione, al nulla. In una zona peraltro ad alta vocazione turistica.
Il cavallo che tirava la diligenza di 6 posti si chiamava “Cocò” (in foto con l’architetto bambino) e del mansueto e a volte bizzarro animale da corsa (fu svenduto perché invece del trotto amava il galoppo), ad Alessano, si raccontano ancora molti aneddoti: come quando, guidato da Mimì, si spaventò per un tombino di ghisa su via Mazzini e rompendo le spranghe della carrozza scappò furente passando in mezzo a un gruppo di bambini senza sfiorarli, mettendo in pericolo la vita del conducente, della sorella Teresa, di altri passeggeri, nonché del nipote Cosimo, architetto (figlio di Pietro) che all’epoca aveva sette anni e oggi condivide con noi questi dolci lacerti di memoria.
Furono poi gli stessi Pietro , Antonietta e Lucia a tranquillizzare il cavallo, una volta recuperato sulla salita della chiesetta della Madonna del Riposo.
Tremante come una foglia (si temeva per la sua morte), fu accudito amorevolmente giorno e notte in quanto, oltre l’affetto spassionato, rappresentava unica fonte di guadagno per la famiglia.
Non si sa se risponde alle razionali coordinate di un rilancio probabile e possibile, atteso, delle Ferrovie del Sud-Est. Da sempre si parla di metropolitana di superficie, ma dov’è la massa critica che dovrebbe usarla?
Attualmente sulla rete ci sono due progetti di elettrificazione: la tratta adriatica Gagliano-Zollino, conclusa il 15 settembre e quella in progress del segmento jonico Gagliano-Nardò Centrale (lavori che si dovrebbero concludere entro il 15 dicembre).
Inoltre vi è il riscontro di un finanziamento per realizzare 20 hub intermodali.
Risorse esigue, a detta di esperti: forse basteranno per ridipingere le facciate degli immobili e pulire i relativi bagni.
Vi sono, infine, ulteriori lavori in corso anche alle stazioni di Casarano e Gallipoli.
Tra le tante criticità del sistema ferroviario del Salento, uno per tutti è il nodo ferroviario intermodale di Melissano, scelto come punto di incontro delle varie realtà produttive dell’hinterland, realizzato con un investimento di 4 milioni di euro nel 2000, mai completato e abbandonato per un ventennio, definito “cattedrale nel deserto”.
Nel 2024, stranezza delle cose, la Regione Puglia ha redatto e iniziato un piano di riconversione con lo scopo di creare un centro di stoccaggio di idrogeno per i futuri mezzi su rotaie alimentati con tale sistema .
Assurdità schizofrenica: da una parte si investono enormi somme per l’elettrificazione, dall’altra per una futura alimentazione a idrogeno.
A malincuore Pantaleo vendette “Cocò” e acquistò una Balilla nei primi anni ’60. Il procaccia postale – e siamo alla terza generazione – continuò a farlo il figlio Mimì, che successivamente comprò una Fiat 600 multipla e coprì il servizio per le Poste di Alessano e Montesardo per circa 25 anni, sino alla fine degli anni ‘80, quando fu assunto alla Manifattura dei Tabacchi di Lecce.
Davanti a uno status così desolante, ecco nascere un progetto di recupero e valorizzazione molto articolato e dettagliato, a firma dell’architetto Cosimo Montinaro, nonchè fondatore del Movimento socio-culturale “Rinascimento dei Popoli del Capo di Leuca”: entrambi vorrebbero far rivivere luoghi al tempo così semanticamente affollati.
L’obiettivo è quello di rafforzare l’appeal turistico dei territori, dare un input sostanziale all’economia e all’occupazione, frenare la desertificazione demografica e l’esodo massiccio di giovani, spesso laureati, con master e dottorato di ricerca, che vanno in seguito a impinguare culturalmente le vacche già grasse del Nord.
Il Salento, oggi, è ormai una Rsa diffusa, un luogo che non dà prospettive, da cui, appena possono, ribadiamolo, scappano tutti.
Nei mesi scorsi, l’autore concettuale e progettista, architetto Montinaro, e lo stesso Movimento “Rinascimento dei Popoli del Capo di Leuca”, hanno lavorato con mezzi propri al censimento del ricco patrimonio immobiliare delle ferrovie Sud-Est inerente l’area del sud leccese: stazioni, caselli, capannoni, aree di fruizione, pertinenze varie.
Il progetto è attualmente in fase avanzata di elaborazione ed è comunque suscettibile di ulteriori modifiche e arricchimenti a cui seguirà la proposta di Project Financing.
Lo scopo principale e generativo dell’intera idea prevede una bonifica preliminare con il recupero architettonico e urbanistico di vari immobili tutt’ora abbandonati, per riadattarli poi alle più nobili destinazioni quali risto-cinema (con proiezioni di film e successivo cineforum integrato da catering/buffet), locations per mostre d’arte e fotografiche, installazioni e performance artistiche, eventi teatrali, musicali, culturali, e ancora convegni, dibattiti, presentazioni di libri, etc.
E, inoltre, al fine di valorizzare i territori limitrofi, si creeranno spazi-mercato con la proposta di prodotti dell’agricoltura locale, a km zero (olio, vino, grano, frutta, verdure, ortaggi di stagione) e dell’artigianato tipico.
Target: i viaggiatori indigeni, ma soprattutto i forestieri.
Di conseguenza, la “littorina” non sarà più solo un effimero mezzo che viaggia su binari come un’idilliaca metropolitana di superficie senza meta, ma il mezzo che collegherà luoghi che tornano a vivere, rivitalizzando memorie collettive da condividere con le nuove generazioni, per una futura crescita nel luogo natio.
Su tale progetto sono chiamati a discutere associazioni, piccoli imprenditori, artigiani, potenziali start-up, cittadini, etc. dei territori interessati, chiedendo, ovviamente, il supporto delle Istituzioni.
Da oggi, infine, possiamo dire che comincia la rinascita delle Ferrovie del Sud-Est, che ha fatto la storia e l’identità del Salento.
Chissà cosa direbbero Tata Tosu, Pantaleo Montinaro, Mimì e l’intera famiglia e perché no, Cocò, che dalla Ferrovia ebbero pane e companatico, nel vedere che un loro erede, l’architetto Cosimo Montinaro, rispolvera dai ruderi del passato momenti di vita vissuta, con l’obiettivo di far tornare a risplendere quei luoghi costruiti con tanto sudore dalle gente del tempo, verosimilmente patrimonio di una storia forse volutamente fatta cadere nell’oblio.








