Evidenze di criminalità organizzata in Ostuni e tutela della comunità. Analisi e valutazioni

LO STATO DRITTO – L’indagine della Polizia di Stato con decine di misure cautelari riaccende l’attenzione sulle dinamiche della criminalità organizzata nella Città Bianca e sulla necessità di una risposta politica e istituzionale forte

di ENZO GRECO, Generale CC. già Direttore Ufficio analisi e valutazione strategica della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Il 10 marzo scorso, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad una misura cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Lecce a carico di due distinti gruppi facenti parte, a vario titolo, di una organizzazione criminale dedita al traffico ed allo spaccio di sostanza stupefacenti ed altri gravi reati, con base operativa nella città di Ostuni e ramificazioni in altri Comuni della Puglia, in diverse località italiane ed oltre i confini nazionali. Il provvedimento restrittivo ha stabilito la custodia in carcere per 24 indagati, gli arresti domiciliari per 1 persona e per ulteriori 11 soggetti il giudice ritiene di procedere a piede libero.

Dalla sintetica analisi dei risultati che ho poc’anzi descritto, sembra che sia accaduto poco ovvero una semplice routine giudiziaria. Ritengo opportuno sottolineare invece quello che in realtà si è concretizzato, per quanto ricavato dalla lettura della misura cautelare e, se mi consentite, per vita vissuta. Il risultato ottenuto per questa Città piuttosto è di valore eccezionale per l’impegno lucido, metodico e vasto posto in essere dalle donne e dagli uomini in servizio al Commissariato di Ostuni e presso la Squadra Mobile della Questura di Brindisi. Mi sembra opportuno dare un nome ai reparti della Polizia di Stato che hanno svolto per tre anni, in maniera ininterrotta, questa encomiabile attività, anche per non usare parole generiche come in questi giorni mi capita di leggere. Agli operatori che hanno lavorato in silenzio, con sacrificio e abnegazione mi permetto di rivolgere un ringraziamento grande e, a prova di smentita, il riconoscimento dell’intera comunità di Ostuni. Vi siamo grati!

In questa circostanza, a carico dei soggetti indagati, prima dalla Procura Distrettuale di Lecce e poi dal GIP presso il medesimo Tribunale è stato attribuita l’aggravante dell’associazione criminale di tipo mafioso, benché distinta in due clan, attiva nella Città di Ostuni. Basta questo a mio avviso per convocare un consiglio comunale monotematico e discutere delle iniziative da intraprendere al fine di rassicurare i cittadini circa gli atti intimidatori posti in essere a carico di professionisti emersi nell’indagine ma, soprattutto, per affrontare, tra l’altro, il problema del consumo e della diffusione di sostanze stupefacenti nel territorio cittadino, il cui danno alle famiglie, alle attività economiche e commerciali, al turismo ed agli stessi consumatori, come emerge chiaramente nei passi evidenziati dal GIP nella misura cautelare è consistente e particolarmente allarmante.

Quello che stupisce invece, come anticipato anche da altri quotidiani, è il silenzio delle Istituzioni locali. Il giorno stesso dell’operazione di polizia, presso la sede comunale di Ostuni, si è svolta una seduta del Consiglio Comunale. In quella circostanza nessuna parola con riferimento all’attività investigativa è stata pronunciata da parte del Sindaco della Città, dai membri della giunta e men che meno da parte dei consiglieri di maggioranza e di opposizione, nonostante tra quei banchi siede l’avv. Bagnulo, segretario cittadino di FdI, oggetto di intimidazioni da parte di alcuni soggetti tratti in arresto. Quel consesso amministrativo, riunitosi come programmato il 10 marzo 2026, aveva il dovere di mettere in risalto nell’immediatezza quanto accaduto nel territorio della Città di Ostuni, elogiando l’attività investigativa della Polizia di Stato (e non genericamente le forze dell’ordine, che non ha peraltro alcun significato) proprio in ragione del mandato di rappresentanza che a ciascuno è stato affidato dagli elettori nel 2023. Ciò, a parere di chi scrive, doveva avvenire allo scopo di infondere fiducia nei cittadini per evitare ulteriore sconcerto e, purtroppo, rassegnazione per quanto accade oramai da lungo tempo in questo Comune. Si perché a questo punto di rassegnazione si tratta!

La Città, a tal proposito, non può peraltro dimenticare gli ulteriori episodi intimidatori che hanno coinvolto (solo quelli degli ultimi mesi) prima la famiglia del primo cittadino, allorquando un ordigno, benché inerte, venne rinvenuto nei pressi dello studio professionale dei suoi familiari e l’ulteriore caso di danneggiamento concernente il taglio radicale degli arbusti di un intero uliveto di proprietà di un ex consigliere regionale e attualmente dirigente locale del PD.

Anche gli episodi appena citati, di chiara matrice intimidatoria mafiosa per le modalità con cui sono stati attuati non possono essere attribuiti a soggetti improvvisati ma ad elementi organizzati e ben consapevoli delle loro azioni.

La collettività cittadina, mai come in questo momento, ha bisogno di riferimenti chiari e di certezze, che da parte degli operatori di polizia, in questa circostanza, non si sono fatte attendere. Mi sembra quanto mai necessario adesso che altrettanto hanno il dovere di prefissarsi tutte le compagini politiche del territorio e soprattutto le Istituzioni locali, magari coinvolgendo anche le associazioni cittadine con il fine doveroso di invertire radicalmente le evidenze emerse ed in particolare quelle logiche ormai radicate di prevaricazione, mediante segnali e azioni tangibili che raggiungano e coinvolgano al più presto l’intera comunità.

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