L’editoriale di Alessandro Nardelli, direttore di In Puglia 24. Un episodio destinato a segnare la campagna elettorale pugliese tra scivoloni comunicativi, reazioni amare e un clima che rischia di avvelenarsi
Negli ultimi giorni la campagna elettorale pugliese è stata scossa da un episodio che ha fatto molto discutere. Durante un incontro pubblico a Barletta, Antonio Decaro, candidato governatore del centrosinistra, ha invitato i suoi sostenitori a scegliere con attenzione i candidati da votare, aggiungendo una frase destinata a lasciare il segno: «Se votate degli scappati di casa mi mettete in difficoltà, perché poi non so come devo fare…».
Parole che hanno immediatamente suscitato polemiche, sia dentro che fuori la coalizione. A replicare con toni risentiti è stato il deputato Ubaldo Pagano, anche lui candidato al consiglio regionale, che ha ribattuto: «Non siamo una manica di scappati di casa, siamo persone perbene, una classe dirigente».
Ma la vicenda ha avuto un’eco ancora più forte quando Francesco Clemente, 65 anni, viestano, candidato con Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato la sospensione della sua campagna elettorale, spiegando in una lettera aperta di essersi sentito “umiliato e offeso” dalle parole di Decaro.
Una decisione comprensibile, umanamente parlando, ma non condivisibile politicamente. Comprensibile perché nasce da un sentimento di delusione e di rispetto per sé stesso; non condivisibile perché la politica, per sua natura, dovrebbe essere anche capacità di rispondere al linguaggio sbagliato con il dialogo, non con la fuga.
Resta la domanda di fondo: cosa ha spinto Decaro a dire ciò che ha detto?
Sicuramente un errore di comunicazione, figlio di un atteggiamento che tradisce un eccesso di sicurezza. Il candidato del centrosinistra si comporta così perché la vittoria sembra ormai scontata. Questo gli permette di avere toni da Re Sole: “La Puglia c’est moi”.
Un modo di fare che rischia di irritare, a voler essere buoni, proprio quella base che lo ha sempre sostenuto, fatta di militanti, amministratori locali e semplici cittadini.
Ancora più inopportuna la correzione successiva, quando ha provato a giustificarsi dicendo che gli “scappati di casa” si trovano nel centrodestra.
Una toppa peggiore del buco: perché se nella prima versione aveva offeso i suoi, nella seconda ha mancato di rispetto agli avversari, alimentando un clima di scontro e arroganza che non giova a nessuno.
Un consiglio, dunque, ad Antonio Decaro: ritrovi il senso della misura, scelga parole più sobrie.
In politica, come nella vita, non è la forza delle parole a rendere credibili, ma la misura con cui si sanno usare.








