Gli interessi personali nelle amministrazioni pubbliche non devono penalizzare le comunità

LO STATO DRITTO – Analisi e valutazioni sul rapporto tra interesse pubblico, trasparenza amministrativa e tutela del bene comune

di ENZO GRECO, Generale CC. già Direttore Ufficio analisi e valutazione strategica della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Sostenere che gli interessi personali nella gestione delle amministrazioni non devono penalizzare le comunità, esprime un principio etico e di buona governance fondamentale in quanto le amministrazioni pubbliche (comuni, province, regioni) devono agire nell’interesse collettivo e non per favorire reti familiari o clientelari. Si tratta senza dubbio di un tema ricorrente nel nostro Paese, dove il nepotismo e i conflitti di interesse sono spesso criticati come ostacoli all’efficienza e al progresso delle comunità.

Questo tipo di interesse può manifestarsi in molteplici comportamenti che si estrinsecano in primo luogo mediante un nepotismo diretto messo in pratica per mezzo di assunzioni, promozioni o incarichi fiduciari a parenti (figli, coniugi, cognati) senza concorso o merito; ma anche attraverso conflitti di interesse indiretti per decisioni assunte in materia urbanistica, di appalti e di concessioni che portano profitti ad imprese familiari o proprietà di parenti e affini, oltre che utilità per le dinastie locali, contraddistinte da successioni familiari in cariche politiche o amministrative, ricorrente soprattutto nei centri urbani di minore livello.

In Italia, il fenomeno è documentato da una osservazione diretta e diverse analisi mostrano che la probabilità di accedere a un posto pubblico aumenta significativamente se un genitore è già inserito nella P.A. (+10,5% circa), con effetti più marcati in taluni contesti.

Alcuni eventi mediatici come “Le Parentopoli”, che hanno riguardato molte Città italiane, hanno evidenziato assunzioni di parenti in aziende municipalizzate ed altri settori. D’altronde, norme create ad hoc, come il divieto di parenti nello stesso ufficio (Comune di Pistoia) o regole anticorruzione provano a limitarlo, ma l’applicazione è spesso debole, soprattutto nei medio/piccoli enti locali.

Le conseguenze negative derivanti da tali condotte impattano fortemente sulle comunità facendo emergere l’inefficienza e un surplus di costi per i cittadini poiché le assunzioni non meritocratiche riducono la produttività, aumentano l’assenteismo e di conseguenza gli sprechi. Il nepotismo, peraltro, “privatizza i profitti e collettivizza i costi” (benefici per pochi ed oneri per i contribuenti) che uniti alla perdita di talento, perché i giovani qualificati si scoraggiano e sovente emigrano, riducono la qualità dei servizi (urbanistica, welfare, gestione dei rifiuti) e causano l’erosione della fiducia in quanto i cittadini, percependo le amministrazioni come “roba di famiglia”, riducono la partecipazione civica e amplificano il disincanto democratico.

Da ciò, inoltre, deriva anche un danno economico nella considerazione che, in aziende familiari o enti controllati, i favoritismi limitano la competitività e l’innovazione (ciò emerge da ricerche sulle piccole e medie imprese-PMI) ed a livello locale, appalti assegnati per legami familiari o di convenienza possono gonfiare i costi ed abbassare la qualità delle opere pubbliche. Le criticità segnalate provocano un ampliamento della disuguaglianza perché rafforza il “familismo amorale” (di Edward C. Banfield), dove la lealtà al gruppo ristretto prevale sul bene comune.

Per quanto concerne gli aspetti contestuali o i potenziali benefici, nelle comunità non molto grandi, le reti familiari possono garantire la continuità e la conoscenza del territorio (es. imprese familiari storiche). Non tutti i legami familiari peraltro implicano la corruzione ed un parente competente può essere decisamente valido. Il problema, che anche in questi casi si osserva, è la mancanza di trasparenza e di merito.

In contesti internazionali, molti paesi regolano strettamente i conflitti di interesse mediante la pubblicazione degli interessi personali, la ricusazione da decisioni che coinvolgono familiari e i divieti sui contratti. Va comunque affermato che i dati complessivi convergono sul fatto che i costi sociali superano di gran lunga i benefici e l’Italia riporta valori percepiti abbastanza alti rispetto a paesi scandinavi o nord-europei.

Con riferimento alle norme che disciplinano l’ambito in esame si evidenzia che la Costituzione italiana (art. 97) impone imparzialità e buon andamento della P.A.- Le leggi anticorruzione (ANAC), i codici di comportamento e di trasparenza (FOIA, obblighi di pubblicazione) sono strumenti esistenti, ma spesso sono aggirati tramite società in house, incarichi fiduciari o “parenti di fatto”.

Le possibili soluzioni per ottimizzare la gestione delle PP.AA., potrebbero evolversi con:

– Una trasparenza rafforzata mediante l’obbligo di una dichiarazione preventiva riguardante gli interessi familiari per tutti gli amministratori e per i dirigenti, con pubblicazione online e sanzioni automatiche per le omissioni;

Procedure meritocratiche prevedendo concorsi esterni, commissioni indipendenti e divieti estesi per parenti stretti (fino ad alcuni gradi) in enti controllati;

– Una ricusazione obbligatoria per gli amministratori, con verbali pubblici, intesa ad astenersi da decisioni che coinvolgono direttamente parenti o imprese familiari;

Controlli esterni con un ruolo più incisivo da parte di ANAC, della Corte dei Conti e della società civile (istituendo commissioni di osservatori locali);

– Una cultura del merito attraverso la formazione etica per gli amministratori e, nel contempo, promuovendo campagne di sensibilizzazione.

Nei piccoli comuni, inoltre, fusioni o gestioni associate possono ridurre i rischi di una “cattura familiare” e, in ultimo, prevedere anche il monitoraggio e le analisi periodiche dei dati sulle assunzioni e sugli appalti al fine di rilevare eventuali anomalie statistiche.

In conclusione, gli “interessi personali o familiari” sono legittimi nella sfera privata, ma nelle pubbliche amministrazioni devono essere subordinati all’interesse pubblico. Quando questi “interessi” prevalgono le comunità e i cittadini sono penalizzati attraverso l’inefficienza, l’ingiustizia e la perdita di fiducia nelle istituzioni.

Rafforzare le regole, la trasparenza e la responsabilità di rendere conto non è solo un principio etico, ma diventa essenziale per la crescita delle collettività più prospere e coese. Il dibattito resta aperto e serve, a mio avviso, più amor proprio, senso di responsabilità e maggiore applicazione delle norme esistenti piuttosto che nuove leggi e, nell’ottica delineata, appare appropriata la citazione: “La moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma apparire anche tale” (Plutarco).

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