LO STATO DRITTO – Struttura, radicamento nel capoluogo pugliese, traffici transnazionali e possibili infiltrazioni nell’economia legale: un fenomeno criminale strutturato che richiede attenzione istituzionale e coordinamento internazionale
di ENZO GRECO, Generale CC. già Direttore Ufficio analisi e valutazione strategica della Presidenza del Consiglio dei Ministri – La mafia georgiana, nota come “Vor v zakone” (ladri in legge), rappresenta una delle organizzazioni criminali transnazionali più strutturate e radicate in Europa, le cui origini risalgono all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, con una presenza importante in Italia ed in particolare nel capoluogo pugliese.
L’organizzazione criminale è caratterizzata da una struttura gerarchica rigida, simile a Cosa Nostra siciliana, con due clan principali (Tbilisi e Kutaisi) e figure apicali denominate “ladri in legge”, che fungono da arbitri e leader assoluti.
In Italia, la mafia georgiana si è insediata nella comunità migrata giunta nei primi anni ’90 e negli hub logistici, con la Città di Bari roccaforte principale per la pianificazione ed il compimento di attività illegali.
Le radici della mafia georgiana, come anticipato, possono inquadrarsi in epoca sovietica e, in quel periodo, il sodalizio era dedito alla gestione delle attività delinquenziali nel mercato nero e nel controllo di attività illecite, come il commercio non registrato e la fornitura di beni limitati.
Dopo il crollo dell’URSS, l’organizzazione si è estesa in Europa, prolificando il maggior numero di affiliati tra i paesi ex sovietici.
In Italia, la presenza è documentata dagli anni 2000, con un picco di visibilità intorno al 2012, allorquando insorse una guerra interna all’organizzazione tra i clan Tbilisi e Rustavi, culminata in omicidi e regolamenti di conti. Questa fase cruciale, a ragione, implicò l’avvio di indagini che, nel 2017, sfociarono in condanne a carico dei responsabili. Da quel momento, l’organizzazione ha adottato una strategia di “inabissamento”, riducendo la visibilità per evitare le attenzioni investigative.
Per l’organizzazione, la città di Bari è senza dubbio un’importante base europea ed è stata scelta in primo luogo per la devozione a San Nicola (patrono del capoluogo pugliese e figura centrale nel mondo georgiano) oltre che per la numerosa comunità georgiana (oltre 2.500 residenti ufficiali in città e circa 5.500 in provincia), in pratica la più grande tra le comunità straniere dopo quella bengalese, ma anche per il ruolo strategico della Città come snodo logistico verso la Grecia, la Turchia e il Caucaso/Anatolia.
Si può certamente affermare che, tra le migliaia di georgiani onesti e laboriosi che frequentano i luoghi di culto, come la cripta della Basilica di San Nicola o la Chiesa Russa di Carrassi, si celano cellule criminali.
Uno degli esponenti di rilievo dell’organizzazione è Merab Dzhangveladze, detto “Jango”, proclamato “ladro in legge” a 24 anni e attualmente considerato il leader più influente e temuto del sodalizio georgiano. Il citato Merab, si presume viva nascosto nella città di Bari, da cui coordina le occulte operazioni criminali. Altri capi storici dell’organizzazione attivi in Europa sono Tariel Oniani (clan Kutaisi) e Lasha Shushanashvili.
Gli interessi criminali della mafia georgiana a Bari, che coinvolgono comunque anche la Regione, si concentrano su attività ad alto rendimento e basso profilo, sfruttando la posizione geografica per traffici transnazionali.
Tra gli altri, il core business del clan sono i furti in appartamento e le rapine professionali in ville, spesso violente, finalizzate alla sottrazione di gioielli e orologi preziosi. Gli ulteriori affari illeciti posti in essere sono: il riciclaggio di denaro da proventi illeciti attraverso investimenti in settori legittimi, come il turismo o il commercio, sfruttando legami con banche e con società di trasporto ed esportazioni (legname, metalli, petrolio); il traffico di armi e uranio, nel cui settore illecito Bari funge da hub per i trasferimenti illeciti da e verso il Caucaso/Anatolia, con rotte via Grecia e Turchia; le estorsioni nei confronti di agenzie di spedizioni ed il traffico di esseri umani.
Nel corso di attività info-investigative, peraltro, sono emersi i legami particolarmente stretti di adepti ai citati clan georgiani con le più blasonate organizzazioni criminali italiane come Cosa Nostra e ‘Ndrangheta per affari di droga ed armi. A Bari, questi interessi sono facilitati dalla comunità di origine, che fornisce copertura e reclutamento per l’organizzazione.
La mafia georgiana è valutata come una delle organizzazioni transnazionali più ramificate e pericolose, con un’elevata compattezza interna ed una struttura ben definita.
Tuttavia, allo stato attuale, in Italia appare sottostimata. Le relazioni annuali della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) e delle altre strutture info-investigative nazionali, per il 2024 e 2025 non la menzionano in maniera esplicita in Puglia, focalizzandosi piuttosto sulle mafie locali (camorra barese, mafie foggiane, Sacra Corona Unita) e le loro collaborazioni con i clan albanesi per il traffico di sostanze stupefacenti.
Ciò, evidentemente, equivale ad un “vuoto” investigativo, come peraltro evidenziato dal senatore Filippo Melchiorre (Fratelli d’Italia), che nel dicembre 2025 ha segnalato il fenomeno pugliese della criminalità organizzata georgiana in Commissione parlamentare antimafia, definendolo in quella circostanza “strutturato, transnazionale, ma ignorato”.
La minaccia di questo sodalizio criminale è ritenuta molto elevata, sia per la capacità di inabissarsi e di operare in silenzio, sia per i rituali rigidi e per le gerarchie che garantiscono resilienza.
Alcuni arresti di latitanti affiliati avvenuti nel 2024, responsabili di omicidi e di altri soggetti sfuggiti alla cattura nel corso delle operazioni di polizia, come quelle del 2017, forniscono indicazioni riguardo alla persistenza del clan criminale.
Allo stato attuale, la limitata esposizione degli associati riduce di fatto i conflitti visibili e per tale ragione il fenomeno associativo appare sottovalutato rispetto alle mafie autoctone. In questo ambito, in realtà, si evidenziano rischi per l’economia locale, proprio per la capacità dell’organizzazione georgiana di infiltrarsi in attività legali come il turismo e la logistica, nonché per le potenziali alleanze con gruppi russi o balcanici.
In conclusione, la mafia georgiana in Puglia rappresenta un esempio di criminalità importata che si è assestata nel contesto italiano, con Bari confermata hub logistico, simbolico e con interessi focalizzati su traffici illegali e riciclaggio.
Le valutazioni indicano nell’organizzazione criminale georgiana una minaccia latente ma indubbiamente elevata per la sua capacità di adattamento e copertura comunitaria, che necessita di attenzione istituzionale per ostacolarne l’espansione sotterranea e per contrastarla efficacemente anche mediante un necessario coordinamento investigativo internazionale, considerata appunto la sua prerogativa transnazionale.








