LO STATO DRITTO – Dai dati statistici nazionali al caso di Rogoredo, un’analisi sul fenomeno della corruzione nelle forze di polizia italiane tra percezione pubblica, episodi isolati e possibili strategie di prevenzione per rafforzare la credibilità delle istituzioni
di ENZO GRECO, Generale CC. già Direttore Ufficio analisi e valutazione strategica della Presidenza del Consiglio dei Ministri – La corruzione nelle forze di polizia in Italia rappresenta un fenomeno limitato ma significativo, che emerge in modo episodico e spesso connesso a contesti di degrado urbano, a volte per abuso di potere e di tanto in tanto per la “prossimità” a soggetti collegati al crimine organizzato. Non si tratta di un problema sistemico generalizzato ma di episodi isolati o di piccoli gruppi che minano gravemente la fiducia pubblica nelle Istituzioni a cui è devoluta la sicurezza del Paese e, per tale ragione, suscitano nei cittadini percezioni negative.
I dati ISTAT, riferiti ad una indagine sui fenomeni corruttivi percepiti dalle famiglie, relativi ai periodi pre-2025, hanno evidenziato che le richieste di denaro, regali o favori da parte delle forze dell’ordine interessano una percentuale molto bassa della popolazione. L’analisi infatti rivela che solo lo 0,4% delle famiglie ha subito tali richieste nel corso della vita (circa 16.000 casi su oltre 4 milioni di soggetti contattati) e ancora meno negli ultimi anni (0,1%) e, per tale motivo, posiziona le forze dell’ordine tra i settori pubblici italiani con il tasso percepito di corruzione più basso, rispetto ad altri ambiti come la sanità, la giustizia e uffici pubblici in genere.
Il Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno (dati 2021-2023) segnala che i reati corruttivi puri (artt. 318-319 c.p. e affini) sono rari, con circa 1,53 eventi ogni 100.000 abitanti a livello nazionale e con una incidenza maggiore al Sud Italia, in cui prevalgono Basilicata, Calabria e Molise. La tendenza è in calo dal 2017 al 2023, ma il fenomeno resta concentrato in aree con presenze di criminalità organizzata o in settori collegati ad appalti pubblici.
L’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) di Transparency International 2025 colloca l’Italia al 53° posto su 100 Stati, al 52° posto a livello globale e al 19° posto nell’Unione Europea. I valori indicati includono l’indebolimento delle misure preventive (come la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio) e un trend negativo anche in democrazie consolidate. Tuttavia, va osservato che gli indicatori appena segnalati misurano la percezione nel settore pubblico in generale e non solo quelli verificatisi nelle forze dell’ordine.
L’associazione Libera, nella relazione “Italia sotto mazzetta” del 2025, ha censito 96 inchieste per corruzione/concussione (raddoppiate rispetto al 2024), con 1.028 indagati, anche se la maggior parte dei fatti considerati coinvolge prevalentemente politici, funzionari, appalti pubblici e sanità, limitando solo a pochi casi quelli addebitabili alle forze di polizia.
Gli episodi più eclatanti del 2025/2026 riguardano gli abusi in contesti periferici o di contatto con la microcriminalità e tra questi emerge quello accaduto a Rogoredo (Milano) nel mese di febbraio 2026, quando l’assistente capo Carmelo Cinturrino, in servizio al Commissariato di Mecenate (Milano) è stato tratto in arresto per l’omicidio volontario del pusher Abderrahim Mansouri. Le rapide indagini hanno rivelato un presunto racket sistematico con richieste quotidiane di 100-200 euro e droga a spacciatori e tossicodipendenti del “boschetto”, oltre a minacce, pestaggi e arresti selettivi. Un collega del poliziotto, indagato con altri 3 agenti dello stesso ufficio di polizia per favoreggiamento e omissione di soccorso, ha confermato estorsioni da parte del medesimo agente arrestato, anche a persone disabili.
Questo caso evidenzia molteplici questioni strutturali e sistemiche dell’ambiente in cui hanno avuto luogo i supposti gravi fatti. In primis, è opportuno evidenziare il degrado cronico del “boschetto di Rogoredo”, una zona di circa 10 ettari trasformata in un mercato di sostanze stupefacenti (eroina, cocaina, crack), dove operano centinaia di spacciatori, spesso immigrati irregolari e dove quotidianamente si registrano episodi violenti. Nonostante le operazioni periodiche delle forze di polizia, il controllo del territorio rimane “intermittente”, favorendo un’economia sommersa che attrae clienti da tutta la Lombardia e origina opportunità di corruzione. Il problema è aggravato dall’assenza di interventi sociali stabili, come bonifiche ambientali o programmi di recupero per tossicodipendenti, lasciando di fatto un vuoto che risulta colmato dalla criminalità organizzata.
In tale contesto emerge appunto il rischio di abusi di potere da parte delle forze di polizia ed il presunto racket di Cinturrino evidenzia come la prossimità al crimine possa corrompere i singoli agenti, creando di fatto un circolo vizioso.
Possiamo dunque affermare che il degrado quando trascurato offre occasioni di guadagno illecito, mentre la corruzione consolida il degrado stesso. Quanto evidenziato non fa altro che minare la fiducia pubblica nelle istituzioni, soprattutto in contesti urbani periferici dove la presenza delle forze di polizia è percepita, talvolta a ragione, “saltuaria”.
Inoltre, le indagini a carico dei colleghi per omissioni sollevano dubbi su possibili coperture interne, sebbene gli accertamenti rapidi, che hanno portato al fermo dell’autore del delitto, da parte della Polizia di Stato dimostri l’esistenza di anticorpi nel sistema.
Altri casi storici accaduti negli ultimi anni o recentemente includono concorsi truccati nelle Forze Armate e nella Polizia Penitenziaria (Napoli 2021, con arresti per tangenti e falsi certificati Covid), oltre che la corruzione in appalti o nella gestione carceraria (Polizia Penitenziaria in vari istituti) ovvero episodi isolati di estorsione o di spaccio (agenti che trafficavano droga in carcere).
Le forze di polizia italiane (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria) mantengono un livello di integrità elevato rispetto ad altri settori pubblici del Paese, con meccanismi di autocontrollo interno efficaci che spesso intervengono rapidamente come il caso di Rogoredo, risolto appunto in poche settimane. I casi di corruzione sono episodici e non sistemici, ma quando emergono sono molto gravi perché minano l’autorità morale riconosciuta dalle uniformi indossate.
Per contrastare gli episodi accaduti è opportuno in primo luogo che le amministrazioni locali si impegnino a mettere in campo ogni necessaria attività di competenza per bonificare e risanare le aree degradate e quindi ridurre le opportunità di commistione. Nel contempo, appare opportuno intervenire anche nell’ambito delle singole Istituzioni affinché sia svolta una formazione continua su etica e whistleblowing (segnalazioni dei colleghi relative ad illeciti, irregolarità o comportamenti non etici riscontrati sul luogo di lavoro a tutela dell’interesse collettivo), oltre ad un rafforzamento dei controlli preventivi e magari rotazioni più frequenti degli operatori di polizia in zone ritenute ad alto rischio.
In conclusione, si può certamente affermare che nel nostro Paese accadono e sono accaduti casi di corruzione tra le forze di polizia anche se attualmente non siamo di fronte ad una situazione endemica, soprattutto perché la prevalenza degli operatori si caratterizza per rettitudine ed onesta. Si tratta in sostanza di un problema gestibile con impegno e vigilanza costante e, a mio avviso, il momento è propizio per affrontare il problema con riforme adeguate allo scopo di rafforzare la credibilità complessiva delle Istituzioni del nostro Paese.








